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27 novembre, giorno della Udienza di Papa Francesco all’Ucai

 

27 novembre, giorno della Udienza di Papa Francesco all’Ucai

Ci piace ricordare con il pensiero di sant’Agostino la data della Udienza, che doveva essere il 27 novembre 2020. In segno di gratitudine al Santo Padre ed in attesa di un nuovo appuntamento in primavera, prepariamoci con la riflessione, che aiuti i soci Ucai al grande evento.

 

Dai “Discorsi” di sant’Agostino

Cantiamo qui l’alleluia, mentre siamo ancora privi di sicurezza, per poterlo cantare un giorno lassù, ormai sicuri. Perché qui siamo nell’ansia e nell’incertezza… Anche quaggiù tra i pericoli e le tentazioni, si canti dagli altri e da noi l’alleluia. “Dio infatti è fedele; e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze” (1 Cor 10, 13). Perciò anche quaggiù cantiamo l’alleluia. L’uomo è ancora colpevole, ma Dio è fedele… O felice quell’alleluia cantato lassù! O alleluia di sicurezza e di pace! Là nessuno ci sarà nemico, là non perderemo mai nessun amico. Ivi risuoneranno le lodi di Dio. Certo risuonano anche ora qui. Qui però nell’ansia, mentre lassù nella tranquillità. Qui cantiamo da morituri, lassù da immortali. Qui nella speranza, lassù nella realtà. Qui da esuli e pellegrini, lassù nella patria. Cantiamo pure ora, non tanto per goderci il riposo, quanto per sollevarci dalla fatica. Cantiamo da viandanti. Canta, ma cammina. Canta per alleviare le asprezze della marcia, ma cantando non indulgere alla pigrizia. Canta e cammina. Che significa camminare? Andare avanti nel bene, progredire nella santità. Vi sono infatti, secondo l’Apostolo, alcuni che progrediscono sì, ma nel male. Se progredisci è segno che cammini, ma devi camminare nel bene, devi avanzare nella retta fede, devi progredire nella santità. Canta e cammina.

 

 

 

BREATH  di Francesco Astiaso Garcia ©

 

Sottovalutare il coronavirus è un crimine“. Sono le parole di Monsignor Dario Olivero. Il vescovo di Pinerolo muove dalla sua esperienza di malato per arrivare con la riflessione all’esperienza estetica, che può allargare altri “polmoni”, certamente non meno reali:

Sono stato a lungo intubato a causa del Coronavirus. Il respiro, questo atto così normale da sembrare ovvio, era diventato un desiderio acceso, un sogno, quasi un miraggio. Prima dell’intubazione, dentro il “casco”, a poco a poco il respiro si faceva flebile. La possibilità di finire in apnea diventava più vera a ogni respiro. E con l’apnea faceva capolino la morte, questa compagna insonne e sorda. Finisce il respiro, tutto diventa buio, una porta si chiude. Per fortuna i dottori e le “macchine” mi hanno riportato in vita. A poco a poco ho ripreso a respirare.

Sono tornato al mondo. E ogni giorno mi stupisco di questo evento meraviglioso: il respiro. E mi stupisco del dono vitale dell’aria. Sta lì, ovunque attorno a me, gratuitamente. Abbiamo bisogno di respirare per vivere. Non solo fisicamente. La nostra anima ha bisogno di respirare per vivere. L’arte ci aiuta a respirare. Apre squarci. Attrae gli occhi e rimanda oltre.

Ha ragione Massimo Recalcati a dire: «È forse diventato un vero e proprio tabù ricordare oggi che l’opera d’arte, come sanno bene tutti i grandi artisti, intrattiene sempre un rapporto con l’assoluto, con l’irraffigurabile, con tutto ciò con cui non è possibile stabilire alcun rapporto? Nella storia dell’arte il nome di questo “assoluto” è stato tradotto in modi diversi… ma in ciascuna di queste traduzioni si può ritrovare l’idea dell’opera d’arte come ponte che conduce al mistero delle cose.

Vedere qualcosa di bello fa trattenere il respiro per farci meglio respirare. Per farci intuire che c’è qualcosa di bello al mondo. Che c’è un senso a tutto questo. Assaliti dalla pandemia e dalle sue conseguenze ci sentiamo fragili, precari, impauriti. La paura rosicchia la nostra capacità di fiducia: negli altri, nelle istituzioni, nel futuro. L’arte ci attrae con attimi di bellezza. Per farci sentire vivi, felici di respirare.

Mons. Dario Olivero

 

L’Esperienza Estetica che Allarga i Polmoni
Possiamo colmare il vuoto che separa l’arte dalla fede
SAN LUCA Francesco Astiaso Garcia ©

La Chiesa ha bisogno dell’arte. Si può dire anche che l’arte abbia bisogno della Chiesa?

Giovanni Paolo II rivolse questa domanda agli artisti nella lettera che scrisse in occasione dell’anno Giubilare.

Nel corso della Storia, gli artisti hanno sempre collaborato con la Chiesa per diffondere la cultura, la verità e la bellezza; come mai allora negli ultimi due secoli abbiamo assistito al marcarsi di una distanza tra le eccellenze delle avanguardie artistiche e la Chiesa?

Forse la Chiesa non è stata sufficientemente capace di comprendere le rivoluzioni stilistiche dell’arte e di stare al passo con i tempi, o piuttosto gli artisti hanno abbandonato il senso della fede e di conseguenza si sono allontanati dalla Chiesa?

Personalmente penso siano vere entrambe le cose; la Chiesa, affezionata al canone di una bellezza che trova nel Classicismo, nel Rinascimento, Manierismo e Barocco il suo massimo splendore, spesso e volentieri, ha avuto verso le novità stilistiche, un atteggiamento di diffidenza non molto diverso da quello del Salon degli Accademici nei confronti degli impressionisti, nella Francia della seconda metà dell’800.

D’altra parte, gli artisti forse stanchi delle influenze dei committenti e soprattutto eredi di una società sempre più scristianizzata e relativista si sono allontanati e opposti alla Chiesa, vedendo in essa un grande sistema di controllo ed omologazione del pensiero, lontana dal libertinaggio creativo e morale che ha caratterizzato gli ultimi tempi.

Come fare allora per colmare il vuoto che separa l’arte dalla fede e gli artisti dalla Chiesa?

Giovanni Paolo II, nella Lettera sopra citata, auspicava il riannodarsi di una più proficua cooperazione tra l’arte e la Chiesa, perchè “l’umanità di tutti i tempi, anche quella di oggi, aspetta di essere illuminata sul proprio cammino e sul proprio destino.”

Come Unione Cattolica Artisti Italiani ci sentiamo chiamati a collaborare affinchè questa cooperazione ritrovi l’intesa di un tempo. In fin dei conti, tanto l’arte quanto la Chiesa desiderano rispondere agli aneliti più profondi del cuore e favorire il ricongiungimento, tra la nostalgia della pace, della verità e della giustizia che ogni uomo sente, e il mondo effettivo dove abitiamo in cui spesso e volentieri mancano bellezza e bontà.

L’animo umano è abitato dal desiderio di trascendere tutti i limiti, la bellezza è fragile custode di questo insopprimibile anelito;

Sono pochi gli artisti contemporanei che conservano un rapporto con la fede e con la Chiesa e sono ancora meno i cristiani che hanno un’autentica consapevolezza della bellezza e dell’arte moderna.

Perciò le migliori opere d’arte non hanno più nulla a che fare con il messaggio e i contenuti della Fede Cristiana, e viceversa le opere “cristiane” spesso e volentieri mancano della necessaria qualità tecnica e artistica per essere considerate a tutti gli effetti Opere d’Arte!

Alcuni artisti di talento ancora collaborano con vescovi o parroci ma nella stragrande maggior parte dei casi a loro non viene chiesto un lavoro creativo, bensì un’esecuzione artigianale che riproponga nostalgicamente gli schemi e i canoni dell’arte tradizionale cristiana.

Bisogna dire anche che pochissimi dei parroci responsabili della decorazione e dell’ornamento delle chiese hanno una sensibilità e una formazione storico-artistica moderna e contemporanea, anzi sono spesso diffidenti e prevenuti verso tutto quello che non conoscono.

Arte ed Evangelizzazione

Recentemente è uscito un libro dove Papa Francesco parla della sua idea di arte e dice:

La Chiesa deve promuovere l’uso dell’arte nella sua opera di evangelizzazione, guardando al passato ma anche alle tante forme espressive attuali. Non dobbiamo avere paura di trovare e utilizzare nuovi simboli, nuove forme d’arte, nuovi linguaggi.”

Papa Francesco apre esplicitamente all’arte contemporanea, ai nuovi simboli, ai linguaggi dei nostri tempi, superando le perplessità di una struttura clericale che spesso il Pontefice ha contestato per la sua difficoltà ad aprirsi al nuovo.

A questo punto sorge un’altra domanda: qualora vescovi e parroci avessero questa sensibilità e formazione, e lasciassero agli artisti esprimere il loro genio, troverebbero artisti con un senso della Fede sufficientemente formato dal quale poter attingere la loro creatività a maggior gloria di Dio? Nell’arte di oggi il mistero, il trascendente e il religioso in senso lato hanno ancora cittadinanza?

Nel caso contrario, come potrebbe un’artista, per quanto virtuoso o geniale, accostarsi attraverso il suo lavoro al Mistero della Fede che ignora o peggio esclude dalla sua esistenza?

È necessario introdurre un’antropologia cristiana nell’arte moderna e una sensibilità contemporanea nell’arte cristiana.

Per fare questo la Chiesa ha bisogno degli artisti e gli artisti hanno bisogno della Chiesa.

Questo mondo nel quale viviamo ha bisogno di bellezza per non sprofondare nella disperazione.

La bellezza, come la verità, è ciò che infonde gioia nel cuore degli uomini.” Paolo VI

La prospettiva della bellezza

La bellezza è indispensabile per la dignità di tutti gli uomini in generale e a maggior ragione dei poveri che tante volte per disgrazie o difficoltà economiche hanno perduto la consapevolezza della loro dignità.

La bellezza solleva dalla povertà, dalla peggiore di tutte le povertà, la povertà dell’autostima e dell’amor proprio, la povertà che non ci permette di ricordare la ricchezza della dignità umana!

I poveri hanno bisogno di saperlo, sono importantissimi agli occhi di Dio! In una bella intervista il Cardinal Ravasi citava un proverbio indiano: “Se tu hai due pani, uno lo dai al povero, l’altro lo vendi e acquisti un fiore di giacinto e lo dai al povero“; il povero cioè ha diritto non solo al pane ma anche alla bellezza.

Nella povertà del dubbio e della desolazione, dobbiamo poterci ancora aggrappare alla “prospettiva della bellezza“; occorre dunque ritrovare l’esercizio e la capacità fondamentale della contemplazione.

Bisogna risvegliare nell’uomo la nostalgia di Dio e così anche nelle arti avremo un rifiorire di bellezza, di profondità nuova e contemporanea: “Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, dividere compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito” Saint-Expupéry

Francesco Astiaso Garcia

 

Contro le urla dirette allo stomaco ci servono melodie che parlano al cuore

Una comunicazione capace di armonizzare voci distinte

Non basta gridare contro le tenebre, bisogna accendere una luce”.

Quanta forza e attualità in queste celebri parole pronunciate da San Nilo.

In questo tempo segnato da paura, sconcerto e insicurezza il nostro impegno come Unione Cattolica Artisti Italiani è quello di promuovere un’arte che si faccia portatrice di un messaggio di pace, speranza e verità, una risposta alle ideologie e ai populismi che tornano a confondere e a mentire chiudendoci il cielo con una cappa di sfiducia e paura.

Dopotutto la parola latina per arte è “ars” – la radice “ar” può essere tradotta con i termini “congiunzione”, unione, gli artisti sono i maestri dell’armonia, l’armonia è la scienza dell’equilibrio tra gli opposti. L’arte è la più alta forma di comunicazione e se illuminata da una sapienza onesta, audace e creativa può costituire un potente mezzo di verità e di anti-propaganda; nazionalismi, dittature e regimi totalitari si sono diffusi e instaurati attraverso una comunicazione pervertita e menzognera.

Abbiamo bisogno di una comunicazione che sappia armonizzare voci distinte, una comunicazione rivolta alla riconciliazione, al dialogo, alla comprensione e al perdono.  Non abituiamoci alla voce di un mondo che grida e fa coincidere diversità e conflitto! Dobbiamo evitare la dinamica degli estremismi e delle polarizzazioni perché la nostra epoca necessita di dialogo e di sintesi.

Come diceva Dante Alighieri: “il contrario di un errore non è la verità ma l’errore di segno opposto“. La verità è il sentiero stretto tra due errori di segno contrario. Le diverse dimensioni di un problema globale ci espongono alla tensione tra estremi. “Costruire ponti che favoriscano lo sviluppo implica il coraggio di conoscere le sponde e di attraversare il fiume turbolento delle divisioni e delle polarizzazioni“.

 

Guai a chi incita alla paura o la sfrutta!

La paura può farci diventare sconsiderati, aggressivi e irragionevoli; guai a chi incita alla paura o la sfrutta!

Martin Luther King disse: “Un giorno la paura bussò alla porta; Il coraggio andò ad aprire. Non c’era nessuno“. Dobbiamo fuggire come la peste la retorica dello scontro di civiltà; Non ci può essere bellezza se manca la piena consapevolezza del valore inestimabile d’ogni essere umano, la bellezza è il faro che illumina la dignità, la fragilità, la sacralità di ogni essere vivente.

Il crollo delle Torri Gemelle e l’arrivo della crisi economica hanno favorito il populismo anche fra i credenti; la semplificazione e l’impoverimento culturale non aiuta a discernere i segni dei tempi. In un contesto dove mancano valori di riferimento, diventa più facile trovare elementi di divisione più che di coesione. Non ha più molto senso oggi parlare di destra e di sinistra, mi è piaciuto a tal proposito quello che ha scritto Jean Paul Michéa: “La destra del denaro e la sinistra dei valori si incontrano al centro, luogo degli affari e del potere”.

È grave la diffusione e la banalizzazione dell’egoismo a cui siamo arrivati…è ancora più grave che anche tanti cattolici sono ingannati su questo: “Prima gli Americani“, “Prima gli Italiani“, Prima io, Prima io! Siamo cristiani! Com’è possibile che ci facciamo confondere così!

Negli Atti degli Apostoli (10, 34-35) San Pietro dice: “In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto”.

Tanti Padri della Chiesa lo hanno ribadito: meglio essere cristiani senza dirlo, che proclamarlo senza esserlo.

Oggi ancor più di ieri è indispensabile l’informazione e la conoscenza per poter distinguere la competenza e l’onestà intellettuale dalla semplicioneria e dalla mala fede. Dobbiamo saper riconoscere la cialtroneria per poterla smascherare; Non è democrazia quella che mette sullo stesso piano d’informazione la competenza e la cialtroneria, il sapere affidabile e le idee inaffidabili, dando loro uguale autorevolezza. Presentare competenza e incompetenza sullo stesso piano non è mettere i cittadini in grado di decidere, è rendersi complici della dilagante disinformazione scientifica virale.

 

Le piattaforme sociali e l’arte che parla al cuore

Uno studio dimostra come i social media usano algoritmi per attivare emozioni come la rabbia, l’indignazione e la paura che portano a restare connessi e attivi; veleni e rabbia generano molto traffico e in tanti guadagnano con le fake news equiparate a notizie vere, qualcuno lo chiama algoritmo dello sciacallo, lo sciacallo si sa, lucra approfittando del malessere e dello smarrimento di tutti; la storia insegna: una menzogna ripetuta più volte diventa una verità, e questo lo sanno molto bene i poteri politici ed economici che applicano il divide et impera.

Perciò è necessario studiare, approfondire, comparare!

L’era della comunicazione rischia di coincidere con quella dell’incomunicabilità; e il boom delle informazioni a portata di click con la mancanza della sapienza necessaria per leggere e raccontare il senso di ogni storia.

Ripeteva Lorenzo Milani ai suoi allievi: “Voi, non sapete leggere la prima pagina del giornale, quella che conta, e vi buttate come disperati sulle pagine dello sport. È chi comanda che vi vuole così, perché chi sa leggere la prima pagina del giornale sarà domani il padrone del mondo”.

Per avere successo bisogna semplicemente amplificare notizie semi-veritiere, viralizzandole e facendole diventare cultura condivisa…prova poi a convincere del contrario quei 500 mila utenti che hanno condiviso un post di dubbia veridicità. Le bugie e l’odio non sono certo nati con il web ma non possiamo sottovalutare l’incremento nella sua diffusione senza controllo.

Il primo areopago del tempo moderno è rappresentato dalle piattaforme online che attraverso i mezzi di comunicazione sociale stanno unificando l’umanità rendendola un villaggio globale. La realtà cede il passo a ciò che di essa viene mostrato. Perciò la ripetizione continua di informazioni scelte diventa un fattore determinante per creare un’opinione considerata pubblica.

Tutto questo ci dà la misura della nostra responsabilità e ci invita ad una nuova creatività per raggiungere quelle centinaia di milioni di persone che dedicano quotidianamente buona parte del loro tempo alle comunicazioni sociali su internet. Queste recenti immense potenzialità costituiscono una sfida decisiva per il mondo di oggi e la posta in gioco è di grande importanza.

Dobbiamo evitare di strumentalizzare le grandi questioni come l’immigrazione, l’accoglienza o i diritti sociali per riaffermare sempre e solo specifiche convinzioni personali ricorrendo a numeri fasulli e letture faziose e semplicistiche dei fatti. Ovviamente i politici sono i primi chiamati in causa perché la loro voce può produrre con effetto esponenziale legioni di odiatori, specie in Paesi segnati dall’analfabetismo funzionale.

Papa Francesco ci ha proposto la figura di Orfeo a modello; Orfeo, per fuggire al canto ammaliatore delle Sirene, intonò una melodia più bella; contro le urla dirette allo stomaco ci servono melodie che parlano al cuore…Orfeo suonò la sua lira, con tanta arte e veemenza che persino le sirene si fermarono ad ascoltarlo. “Ecco il vostro grande compito: rispondere ai ritornelli paralizzanti del consumismo culturale con scelte dinamiche e forti, con la ricerca, la conoscenza e la condivisione”.

Francesco Astiaso Garcia

Tra PAURA e SPERANZA: La via della bellezza, cammino di verità e libertà.
Una narrazione umana, che parli del bello in noi, del bello che ci abita
IL BELLO CHE CI ABITA – Francesco Astiaso Garcia ©

 

Serve una narrazione umana, che parli del bello in noi.

La comunicazione, ‘è una missione importante per la Chiesa’,

e i comunicatori cristiani ‘sono chiamati a mettere in atto

in modo molto concreto l’invito del Signore

ad andare nel mondo e proclamare il Vangelo’ .

Infatti, ‘nella confusione delle voci e dei messaggi

che ci circondano, abbiamo bisogno di una narrazione umana,

che ci parli di noi e del bello che ci abita’.

 

La Chiesa guarda con fiducia e attesa ‘a voi, che operate

nel campo della cultura e della comunicazione’

‘perché siete chiamati a leggere e interpretare

il tempo presente e a individuare le strade

per una comunicazione del Vangelo secondo

i linguaggi e la sensibilità dell’uomo contemporaneo’

…al servizio dell’incontro tra le persone e la società.

                                       Papa Francesco

 

 

 

Santa Teresa d’Avila sfida gli artisti: “L’amore ha impresso nella mia anima un’immagine di te Altissimo, così bella, che nessun pittore, per quanto sapiente, sarebbe capace di rappresentare”.

Come fare attraverso la pittura a rendere presente l’eternità, la divina somiglianza, la presenza dell’anima nell’uomo? La bellezza passa fugacemente, ma l’uomo è molto di più di un corpo che invecchia, si ammala e muore, è molto di più di una presenza estetica, ed per questo che come disse El Greco : “Desidero dipingere le anime più che i corpi”; quando un artista dipinge un uomo, non può limitarsi a ritrarre una presenza estetica; dov’è dunque la bellezza che ignora lo scorrere del tempo?

Che cos’è l’uomo perché te ne curi, il figlio dell’ uomo perché te ne dia pensiero? Eppure lo hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato.”

Il Salmo 8 testimonia a pieno la grandezza della creatura umana e lascia intuire la destinazione gloriosa che lo attende. Ogni uomo porta in se l’ eternità.

Quando scopriamo la nostra divina somiglianza si aprono per noi le porte del cielo, si risveglia il nostro rapporto con l’infinito, intuiamo l’ altezza della dignità umana e diveniamo partecipi della nostra vocazione celeste.

Sono affascinato dalle profondità spirituali dell’ uomo, dagli abissi della sua anima, da tutto ciò che nell’ uomo è invisibile agli occhi dell’ uomo. Ho cercato sempre la maniera di rappresentare la figura umana in modo da fissarne sulla tela l’essenza spirituale e rendere visibile l’ invisibile presenza del divino. Mistero e Fede sono per me fondamenti di una ricerca artistica che si attua nel quotidiano e si realizza con ogni mezzo espressivo contemporaneo.

Per dipingere un ritratto occorre saper leggere negli occhi delle persone, occorre spogliare l’ anima, un ritratto è un paesaggio, il paesaggio dell’ anima della persona dipinta. Non si può dipingere un ritratto senza aver amato, senza aver sofferto, senza aver vissuto, sarebbe come scrivere la biografia di un uomo che non abbiamo conosciuto o disegnare la mappa di un luogo che non abbiamo visitato.

Non si può parlare di un occhio limitandoci a descrivere l’ iride,

la retina e la pupilla senza parlare della vista.

Così non si può parlare di un uomo e del suo corpo,

senza parlare anche della sua anima.

C’ è un vecchio proverbio amerindo che dice: Se a un uccello tagli il becco, le piume e gli artigli non rimane niente, se a un uomo tagli le braccia, le gambe e le mani rimane sempre un uomo.

Francesco Astiaso Garcia

 

GRATUITÀ, SENSO E BELLEZZA. Possono sembrarvi inutili, soprattutto oggigiorno. Chi si mette a fare una società cercando gratuità, senso e bellezza? Non produce, non produce. Eppure da questa cosa che sembra inutile dipende l’umanità intera, il futuro”. 

Papa Francesco

FREEDOM, NON PIU’ MURI MA FINESTRE – oltre ogni chiusura, fisica e ideologica – Francesco Astiaso Garcia ©

 

Scholas Occurrentes è un’organizzazione internazionale di Diritto Pontificio nata a Buenos Aires, in Argentina, per volere dell’allora Arcivescovo della città Jorge Bergoglio che sin dall’inizio gli ha conferito il compito di educare all’apertura verso gli altri e all’ascolto, per mettere insieme i pezzi di un mondo frammentato e privo di senso, per creare con i giovani una nuova cultura: la Cultura dell’Incontro.

Il Papa, il 5 giugno 2020, in occasione dell’incontro virtuale organizzato dalla fondazione Scholas Occurrentes ha inviato un video messaggio che ritengo possa essere di ispirazione e incoraggiamento anche per l’Ucai; Papa Francesco, ripercorrendo brevemente le orme della storia di Scholas, ha parlato infatti di educazione e bellezza, i pilastri sui quali dal 1945 si regge l’Unione Cattolica Artisti Italiani voluta e fondata da Paolo VI.

Le parole che Paolo VI ha rivolto in più occasioni all’Ucai, nata come risposta culturale alla crisi italiana del dopoguerra, riecheggiano oggi nel meraviglioso messaggio di Papa Francesco a Scholas, nata anch’essa, nel mezzo della crisi che l’Argentina attraversava tra la fine degli anni 90 e i primi del 2000.

Quest’onda di continuità e comunione poetica mi spinge ad immaginare sinergie e collaborazioni concrete tra Scholas Occurrentes e l’Unione Cattolica Artisti Italiani.

Aspettando il giorno che ciò accada, condivido con voi l’intero messaggio del Papa:

“Cari fratelli e sorelle di Scholas,

Oggi, dopo tutti questi anni in cui abbiamo condiviso la domanda che ci anima, è una grande gioia potervi chiamare “comunità”. Comunità di amici, comunità di fratelli, di sorelle.

Ricordo ancora gli inizi: due insegnati, due professori, in mezzo a una crisi, con un po’ di follia e un po’ d’intuizione. Una cosa non programmata, vissuta man mano che andava avanti.

Mentre la crisi a quei tempi lasciava una terra di violenza, quell’educazione ha riunito i giovani generando senso e, pertanto, generando bellezza.

Tre immagini di questo cammino mi vengono al mio cuore, tre immagini che hanno guidato tre anni di riflessione e d’incontro: il matto di «La Strada» di Fellini, «La vocazione di San Matteo» di Caravaggio e «L’idiota» di Dostoevskij.

Il Senso — il matto —, la Vocazione — Matteo — e la Bellezza.

Le tre storie sono la storia di una crisi. E in tutte e tre, quindi, si mette in gioco la responsabilità umana. Crisi significa originariamente “rottura”, “taglio” “apertura”… “pericolo”, ma anche “opportunità”.

Quando le radici hanno bisogno di spazio per continuare a crescere, il vaso finisce col rompersi.

Il fatto è che la vita è più grande della nostra propria vita e perciò si spacca. Ma così è la vita! Cresce, si rompe.

Povera umanità senza crisi! Tutta perfetta, tutta ordinata, tutta inamidata. Poveretta. Pensiamoci, un’umanità così sarebbe un’umanità malata, molto malata. Grazie a Dio questo non avviene. Sarebbe un’umanità addormentata.

D’altro canto, dato che la crisi ci anima chiamandoci all’aperto, il pericolo si presenta quando non ci insegnano a relazionarci con quella apertura. Perciò le crisi, senza un buon accompagnamento, sono pericolose, perché ci si può disorientare. E il consiglio dei saggi, anche per le piccole crisi personali, matrimoniali, sociali, è: “non addentrarti mai da solo nella crisi, vai accompagnato”.

Lì, nella crisi, c’invade la paura, ci chiudiamo come individui, o cominciamo a ripetere ciò che conviene a ben pochi, svuotandoci di senso, nascondendo la propria chiamata, perdendo la bellezza. Questo è ciò che succede quando si attraversa una crisi da soli, senza riserve. Questa bellezza che, come diceva Dostoevskij, salverà il mondo.

Scholas è nata da una crisi, ma non ha alzato i pugni per litigare con la cultura, e non ha neppure abbassato le braccia per rassegnarsi, né è uscita piangendo: che disgrazia, che tempi terribili! È uscita ascoltando il cuore dei giovani, a coltivare la nuova realtà: “Questo non sta funzionando? Andiamo a cercare lì”.

Scholas si affaccia attraverso le fessure del mondo — non con la testa — con tutto il corpo, per vedere se dall’aperto ritorna un’altra risposta.

E questo è educare. L’educazione ascolta, o non educa. Se non ascolta, non educa. L’educazione crea cultura, o non educa. L’educazione ci insegna a celebrare o non educa.

Qualcuno mi potrebbe dire: “Ma come, educare non è sapere cose?” No. Questo è sapere. Ma educare è ascoltare, creare cultura, celebrare.

In questo modo è cresciuta Scholas. Neppure quei due matti — i padri fondatori, possiamo dirlo loro ridendo — immaginavano che quell’esperienza educativa nella diocesi di Buenos Aires, dopo vent’anni sarebbe cresciuta come una nuova cultura, “abitando poeticamente questa terra”, come ci insegnava Hölderlin. Ascoltando, creando e celebrando la vita. Questa nuova cultura, abitando poeticamente questa terra.

Armonizzando il linguaggio del pensiero con i sentimenti e le azioni. È quello che voi mi avete sentito dire varie volte: linguaggio della testa, del cuore e delle mani, sincronizzati. Testa, cuore e mani che crescono armoniosamente.

Ho visto in Scholas professori e studenti giapponesi ballare con colombiani. È impossibile? L’ho visto. E i giovani israeliani giocare con quelli palestinesi. L’ho visto. E studenti di Haiti pensare con quelli di Dubai. E bambini del Mozambico disegnare con quelli del Portogallo… Ho visto, tra Oriente e Occidente, un olivo che creava la Cultura dell’Incontro.

Perciò, in questa nuova crisi che oggi l’umanità sta affrontando, dove la cultura ha dimostrato di aver perso la sua vitalità, voglio celebrare il fatto che Scholas, come una comunità che educa, come un’intuizione che cresce, apra le porte dell’Università del Senso. Perché educare è ricercare il senso delle cose. È insegnare a ricercare il senso delle cose.

Unendo il sogno dei bambini e dei giovani con l’esperienza degli adulti e degli anziani. Questo incontro deve avvenire sempre altrimenti non c’è umanità, perché non ci sono radici, non c’è storia, non c’è promessa, non c’è crescita, non c’è profezia.

Studenti di tutte le realtà, lingue e credenze, perché nessuno resta fuori quando ciò che s’insegna non è una cosa, ma la Vita. La stessa vita che ci genera e che genererà sempre altri mondi. Mondi diversi, unici, come lo siamo anche noi. Nelle nostre più profonde sofferenze, gioie, desideri e nostalgie. Mondi di Gratuità, di Senso e di Bellezza. «L’Idiota», la «vocazione» di Caravaggio, e il matto di «La Strada».

Non dimenticatevi mai di queste ultime tre parole: gratuità, senso e bellezza. Possono sembrarvi inutili, soprattutto oggigiorno. Chi si mette a fare una società cercando gratuità, senso e bellezza? Non produce, non produce. Eppure da questa cosa che sembra inutile dipende l’umanità intera, il futuro.

Andate avanti, prendete questa mistica che è stata donata, che non ha inventato nessuno; e i primi a sorprendersi sono stati quei due matti che l’hanno fondata. E per questo la offrono, la danno, perché non è loro. È qualcosa che è arrivato loro come un dono. Andate avanti seminando e raccogliendo, con il sorriso, con il rischio, ma tutti insieme e sempre tenendovi per mano per superare qualsiasi crisi.

Che Dio vi benedica e per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Grazie”.

 

Francesco Astiaso Garcia

Educazione e Bellezza per la Cultura dell’Incontro
Oggi festeggiamo la Santissima Trinità

Oggi festeggiamo la Santissima Trinità, che è Dio, un Dio in tre Persone divine, mistero di comunione da cui tutto deriva e a cui tutto tende. Il matrimonio cristiano è, su questa terra, l’immagine più splendida della perichoresi delle tre Persone divine, cioè la compenetrazione necessaria e totale delle tre Persone l’Una nell’Altra.

 

Ogni artista è in qualche cosa pontefice in senso etimologico,

un facitore di ponti fra terra e cielo. fra qui e l’altrove

 

 

Si respira nel mondo un’aria di tensione, di competizione ed incomunicabilità che sfocia facilmente nell’ostilità e nello scontro. La conflittualità invade tutti i settori della società e sembra inasprirsi di giorno in giorno; dai singoli individui, alle relazioni intra-familiari, fino ad arrivare al rapporto tra gli Stati.

Per trasformare in energia positiva quella che rischia di degenerare in una spinta distruttiva occorre riconoscere la portata delle trasformazioni in corso, che arrivano fino ad investire il piano spirituale.

Di fronte alla portata della crisi in atto, come artisti, dobbiamo sentirci coinvolti nel favorire la ricerca globale di senso e di felicità. Tutti parlano di ripartenza e lavorano affinchè ci si possa rialzare presto dalle conseguenze devastanti della pandemia, troppo poco però si parla di cultura e di bellezza.

 

“Un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori e trasmigratori”; ogni volta che passo davanti al Palazzo della Civiltà italiana leggendo queste parole penso la stessa cosa: dobbiamo ripartire dalla bellezza, questa è la chiave del nostro futuro, la cifra della vocazione che sempre ha reso grande l’Italia nel mondo. L’umanità ferita è alla ricerca della bellezza, alleviarne le ferite vale più di ogni certezza economica.

Per fare questo abbiamo bisogno di una comunicazione che sappia armonizzare voci distinte, una comunicazione rivolta alla riconciliazione, al dialogo, alla comprensione e al perdono.  Non abituiamoci alla voce di un mondo che grida e fa coincidere diversità e conflitto! Dobbiamo evitare la dinamica degli estremismi e delle polarizzazioni perchè la nostra epoca necessita di dialogo e di sintesi. Come diceva Dante Alighieri: “il contrario di un errore non è la verità ma l’errore di segno opposto”. La verità è il sentiero stretto tra due errori di segno contrario.

Le diverse dimensioni di un problema globale ci espongono alla tensione tra estremi. “Costruire ponti che favoriscano lo sviluppo implica il coraggio di conoscere le sponde e di attraversare il fiume turbolento delle divisioni e delle polarizzazioni”.

 

Oggi ci troviamo stretti tra due opposti, da un lato, c’è l’integralismo identitario che ha nel fondamentalismo il suo vessillo spesso insanguinato; D’altro lato, c’è, il sincretismo incolore che relativizza ogni credo stemperandolo in un’innocua melassa spirituale.

Veniamo da una stagione affascinata dal mito relativista nella quale si è fatta passare l’idea che per essere liberi si debba necessariamente sciogliere ogni legame, obbligazione o appartenenza. Il pensiero dominante di questa società progressista e laicizzata è stato caratterizzato dalla volontà di superare ogni dogma e certezza morale, in favore dell’autoaffermazione della piena libertà individuale, verso un definitivo affrancamento dalle religioni. Le premesse di un tale modello si sono svelate ovviamente false e questo non può essere che un bene, ma oggi rischiamo di cadere esattamente in estremismi di segno opposto; Oggi più di ieri dobbiamo riflettere sulle parole del filosofo tedesco Josef Pieper:  “E’ possibile evitare che l’uomo si converta in un consumatore totalmente passivo di articoli prodotti in massa, in un discepolo docile e sottomesso di fronte a qualsiasi slogan strombazzato dai dirigenti e dai potenti della nostra società?”.

 

Il nostro impegno come Ucai è quello di promuovere un’arte che si faccia portatrice di un messaggio di pace, bellezza, speranza e verità; Crediamo fermamente nella bellezza come antidoto alle ideologie e ai populismi che tornano a confondere e a mentire.

Dobbiamo fuggire come la peste la retorica dello scontro di civiltà; Non ci può essere bellezza se manca la piena consapevolezza del valore inestimabile d’ogni essere umano, la bellezza è il faro che illumina la dignità, la fragilità, la sacralità di ogni essere vivente.

Come artisti cristiani siamo fiduciosi di poter assistere e contribuire ad un nuovo risorgimento, una rinascita, una profetica rivoluzione culturale e spirituale dove comunicare e condividere bellezza sarà di prioritaria importanza per uscire dalla paura della storia; C’è tanta umanità nascosta, che non fa rumore, ma che è viva e più diffusa di quanto si possa immaginare, quante grandi anime lasciano il segno senza che di loro nulla si dica sui libri o sui giornali.

Stiamo vivendo tempi di crisi ecologiche, sociali, economiche ed umanitarie, ma sempre dalle ceneri della distruzione e del non senso, sono sorte forze luminose, creative e cariche di nuova speranza! La crisi del nostro tempo è spirituale, la risposta, allora, non può che essere spirituale e l’arte è un canale privilegiato dello spirito, come diceva Paolo VI: “Ogni artista è in qualche cosa pontefice in senso etimologico, un facitore di ponti fra terra e cielo. fra qui e l’altrove“.

                                         Francesco Astiaso Garcia

Ripartiamo dalla Bellezza
Memoria di San Paolo VI 29 maggio

Oggi celebriamo la memoria di San Paolo VI, nostro fondatore.

Ricordiamo alcune sue parole come invito alla riflessione e all’azione, chiedendo la sua certa e potente intercessione per noi membri dell’UCAI, affinché rinnoviamo e vivifichiamo con le sue profetiche parole la nostra Unione.

“Facciamo immediatamente una domanda a noi stessi: se questo fosse il nostro destino, quello di professarci ‘medici’ di quella civiltà che andiamo sognando, la ‘civiltà dell’amore’? Il nostro primo dovere è appunto questo: dedicarci alla cura, al conforto, alla assistenza anche con qualche sacrificio nostro, se occorre, per il bene di quella umanità che vorremmo vedere civile felice; e se è così, non sarebbe bene orientato il nostro programma? Sì, fratelli! Allora la patologia sociale è il primo campo del nostro cristiani interesse: bisogna avere sensibilità e amore per l’umanità che soffre, fisicamente, socialmente, moralmente … sogniamo noi forse quando parliamo di ‘civiltà dell’amore’? No, non sognamo. Gli ideali, sia autentici, essere umani non sono sogni, sono doveri. Per noi cristiani specialmente. Anzi, tanto più questi si fanno urgenti e affascinanti, quanto più rumore di temporali turbano gli orizzonti della nostra storia. E sono energie, sono speranze” San Paolo VI, 31 dicembre 1975, in P. Macchi, Paolo VI nella sua parola (Morcelliana:: Brescia, 2001), 361.

Con i giovani e per i giovani possiamo cambiare il volto di questo mondo.

E’ urgente rieducare i giovani alla bellezza, che sarà faro e guida della loro profonda sete d’infinito, di verità e di giustizia.

 

Francesco Astiaso Garcia ©

 

 

E’ bello vedere come ormai da tempo i giovani siano tornati in prima linea nella protesta contro sopraffazioni e ingiustizie, denunciando le corruzioni dei governi e delle élite finanziarie ossessionate dalla speculazione e dal lucro che comanda sull’umanità schiava dell’accumulo e del consumo; saranno i sedicenni scesi in piazza a guidare il mondo tra pochi anni; mai il mondo è stato così giovane, siamo 7,7 miliardi e il 41 % ha meno di 24 anni.

 

I giovani lo hanno capito, si guarda sempre ai fini politici, ma troppo poco alle persone! Sono loro a ricordarci che la speranza non è utopia, sono stanchi di essere spettatori, vogliono essere protagonisti; sognano un mondo che vuol progredire senza corruzione, repressione e ignoranza, un mondo dove la dignità dell’umano sia posta al centro!

 

E’ l’ansia di vivere in profondità ad accomunare giovani e artisti, il desiderio di vita autentica e di pienezza, la sete di senso della vita!

I giovani come gli artisti non vogliono accontentarsi di una vita comoda, conformista e borghese, alimentata da narcisismo e avidità.

 

Le nuove generazioni hanno intuito che il denaro deve servire e non dominare ma forse, in fondo, privilegiano ancora la dimensione dell’avere piuttosto che quella dell’essere, vittime di una società fondata sul possesso di cose di successo, di visibilità e di potere.

 

Come evitare che i giovani si convertano domani negli adulti che oggi disapprovano?

Come trovare la visione antropologica che segnerà il cammino verso altri modi di intendere l’economia, la crescita e il progresso? Quale può essere il contributo della cultura?

 

L’educazione è una dimensione trasversale che tocca tutti gli ambiti e le dimensioni della vita dell’uomo, perciò siamo convinti che l’Unione Cattolica Artisti Italiani, attraverso progetti concreti di Pace e di Bellezza possa dare il suo prezioso contributo a favore di un’alleanza basata sul dialogo con chi si sente corresponsabile dell’umanità e della creazione e desidera consegnare alle giovani generazioni una casa comune più solida e fraterna.

 

Cultura è ciò che coltiva, che fa crescere l’umano, per una necessaria e coraggiosa inversione di rotta è indispensabile partire da una presa di coscienza che ci riporti all’essenziale, a ciò che vale, a ciò che è autentico e pieno di senso; solo così potremo rivedere il nostro modo di essere e di pensare.

Dobbiamo lavorare per un’economia, un’istruzione e una politica basate sull’idea di virtù, sull’idea che la felicità non è egoismo, ma condivisione e relazione.

 

Con i giovani e per i giovani possiamo cambiare il volto di questo mondo.

E’ urgente rieducare i giovani alla bellezza, che sarà faro e guida della loro profonda sete d’infinito, di verità e di giustizia.

 

La bellezza suscita la nostalgia di un’esistenza più perfetta, ci ricorda che alle nostre vite qualcosa manca, qualcosa che non è possibile colmare con l’abbondanza materiale.

L’arte può aiutare i giovani a riscoprire il Sacro, superando la tiepidezza spirituale. La bellezza suscita il desiderio sopito di Dio, ci spinge a metterci in cammino e ci porta a scoprire il nostro comune destino.

Davanti ad un mondo anestetizzato da un’indifferenza che non permette più di vedere le sofferenze degli scartati, né di ascoltare il loro grido di dolore, davanti a tutti gli esclusi che spesso non hanno più nemmeno voce, come artisti sentiamo il bisogno di fare qualcosa, attraverso l’arte possiamo aprire orizzonti di speranza dove sembra non ce ne siano più e così contribuire ad alleviare le ferite e le ingiustizie di una società inferma.

 

Per fare questo però abbiamo bisogno dei giovani, abbiamo bisogno di artigiani di giustizia e pace, di paladini di bellezza e solidarietà, di poeti e profeti, capaci di sognare in grande con uno sguardo che sappia leggere nel profondo la sete degli uomini per costruire insieme la “civiltà dell’amore”.

Invece della lotta politica, la coscienza di classe, tutte le manifestazioni e ‘ste fesserie, bisognerebbe ricordare alla gente cos’è la bellezza, aiutarla a riconoscerla, a difenderla…la bellezza è importante!” (Peppino Impastato)

Francesco Astiaso Garcia

L’Ucai, gli Artisti, i Giovani