La Madonna del Rosario di Luca Giordano

 

La Madonna del Rosario di Luca Giordano
(Napoli, Museo di Capodimonte, 1657)

 

Il popolo di Dio invoca la Vergine santa e, ripercorrendo le tappe più rilevanti
della sua vicenda terrena, ne rivive i sentimenti e ne condivide le scelte.
Una particolare forma di preghiera popolare è il rosario. Questa preghiera
consiste nell’invocazione alla Madonna, mediante la ripetizione dell’Ave Maria per
centocinquanta volte, intervallata dal Padre nostro e dalla contemplazione dei
principali “misteri”, cioè avvenimenti della storia della salvezza narrati nelle pagine
del Nuovo Testamento o che a quelle pagine possano in qualche modo riferirsi. In
un primo momento questa preghiera era chiamata “salterio”, con evidente
riferimento ai centocinquanta Salmi. Per poter contare materialmente il numero
delle invocazioni, si fa ricorso ad un oggetto, la “corona”, formata da una serie di
grani o nodi divisi per decine.
La preghiera in genere, e il rosario in particolare, è un “gioco d’amore” tra Gesù
e sua madre, intesa sia come singola persona storica sia come sintesi e modello della
comunità cristiana, gioco al quale i credenti sono invitati a partecipare: la preghiera
dei cristiani tanto più sarà vera ed efficace quanto più sarà una partecipazione alla
preghiera di Gesù e di Maria.

Il dipinto di Luca Giordano ripropone, come soggetto principale, il dono della
corona che Maria elargisce a San Domenico di Guzmán. Si tratta di un episodio
della vita del santo, che, non riferito nelle antiche fonti, aveva acquistato crescente
fama nel corso del Quattrocento. Così ne parla, ad esempio, Alano della Rupe:
Apparendo al beato Domenico la benigna Vergine Madre disse: «O Domenico […] in questo
mondo la Beatissima Trinità mi ha intitolato e conferito un Salterio, con il santo numero di
centocinquanta, il quale nella prima cinquantina sull’Incarnazione, rifulge bianchissimo; nella
seconda cinquantina sulla Passione del Figlio, rosseggia di porpora; nella terza cinquantina
sulla sua Resurrezione e la gloria dei santi, scintilla di stelle. Orsù, dunque, prendi questo
Salterio e predicalo costantemente insieme a me».
In seguito a questa apparizione e al dono del “salterio”, evento che sarebbe
accaduto nel 1212, la predicazione di Domenico ottenne una grande accoglienza. Il
rosario da allora in poi fu costantemente caldeggiato dai domenicani e si diffuse
universalmente. Un’analoga apparizione fu successivamente attribuita anche a
Santa Caterina da Siena.
I due santi sono inginocchiati davanti a Maria e al bambino. San Domenico,
sulla sinistra, è identificabile per il libro della regola e il giglio, mentre Santa
Caterina lo è per il giglio, il cuore, le stigmate delle mani e la corona di spine sul
capo. Insieme con loro, altri santi partecipano alla preghiera del rosario.

Particolari da evidenziare:
1. La mano di Maria con la corona. Sul piano della rappresentazione
iconografica, la parola “corona” è in grado di suscitare efficaci
allusioni a vari aspetti simbolici: incoronazione, gloria, trionfo,
potere; ma anche corona di spine della passione di Gesù, come è
riecheggiata dalla figura di Santa Caterina. Il potere di Maria è tutto
a servizio del regno di Dio e della sua santità.
2. Angioletto con il cuore. Nelle fonti della vita di Caterina leggiamo
che un giorno Gesù sostituì il proprio cuore a quello di lei. È il segno
che l’anima di Caterina apparteneva completamente a Cristo, che le
aveva detto: «Ecco carissima figlia mia, siccome io l’altro giorno ti
tolsi il tuo cuore, così ora ti do il mio per il quale tu sempre vivi».
3. La corona di spine. In un’altra visione Caterina ricevette da Gesù
Bambino la corona di spine acuminate, che lei accolse con amore.
4. San Domenico. È uno dei due grandi riformatori della Chiesa e
della società medievale. L’altro grande è San Francesco, che
appare alle sue spalle. La presenza anche di santi non domenicani
è segno che il rosario non è una devozione esclusiva di una
congregazione o di un gruppo, ma appartiene a tutta la comunità
cristiana.

Vincenzo Francia