Luce Crocifissa

“LUCE CROCIFISSA” – 2026 – Francesco Astiaso Garcia ©

 

*TUTTO SI FERMA PER UN GRANDE SILENZIO DI NOVITA*Viviamo nell’epoca della reazione istantanea, ci dice il predicatore della Casa Pontificia, un’epoca in cui un insulto ricevuto esige una risposta nel giro di secondi: sui social, nella politica, nelle relazioni, nelle conversazioni di ogni giorno, ovunque. Chi non risponde all’offesa viene letto come debole, arreso, già sconfitto prima ancora di aver parlato. È la legge non scritta di questo tempo: se ti colpiscono, colpisci. Ma questo ritmo genera dentro di noi stanchezza, e anche nausea per le guerre che si nutrono di odio antico e non riescono a finire, per le relazioni che si spezzano perché nessuno è disposto a cedere per primo. «*C’è in noi – almeno in quella parte di noi che non ha ancora smesso di sperare – la sete di qualcosa di diverso. Non di ingenuità. Non di resa passiva. Di una forza che non assomigli alla violenza e che tuttavia sia capace di tenerle testa. Una forza che non abbiamo ancora imparato a riconoscere, forse perché non assomiglia a nulla di ciò che il mondo chiama forza*». Ed eccola, quella forza: è quella di un Uomo che accetta di ricevere colpi senza restituirli, sputi senza rispondervi, una condanna ingiusta senza trasformarla in vendetta. «*Il male arriva fino a lui e lì si ferma. Non rimbalza. Non riparte. Si esaurisce. È la forma di resistenza più radicale che esista: non opporre forza alla forza, ma diventare il luogo in cui la spirale si interrompe. Un punto fermo in cui l’onda si infrange e non riesce più a ripartire. Gesù ha incarnato questo sino alla fine (…). Il mondo conosce sostanzialmente due risposte al male: la resa o la ritorsione. Gesù ne ha praticata una terza, infinitamente più difficile: l’assorbimento. Ricevere senza rimandare. Restare senza fuggire. Offrire senza pretendere nulla in cambio, nemmeno la comprensione di chi si ama. La croce non è un momento: è il compimento di una scelta fatta ogni giorno*». Ciascuno di noi sa quanto sia difficile non restituire il male ricevuto. Non è una scelta che si compie una volta sola: va ricominciata ogni mattina, in condizioni diverse, contro avversari – interiori ed esteriori – sempre nuovi. Ma forse vale la pena fermarsi su una domanda: *se anche noi, nel nostro piccolo, imparassimo a diventare uno di quei luoghi in cui la spirale si interrompe – nelle nostre case, nelle nostre amicizie, nei contesti in cui viviamo e operiamo – cosa cambierebbe intorno a noi*? «Forse non cambierebbe subito il mondo – risponde Pasolini -. Ma potrebbe essere diverso il modo in cui attraversiamo le nostre giornate: meno parole che feriscono, meno reazioni dettate dall’istinto, meno tempo consumato a rincorrere ciò che ci ha fatto male. Più libertà nei rapporti, più pace dentro, più spazio per ciò che davvero conta. È questo, in fondo, ciò che la Settimana Santa consegna anche a noi: non un gesto eroico da ammirare da lontano, ma una possibilità da praticare da vicino. Che il male, almeno in qualche punto della storia – anche piccolo, anche nascosto – possa fermarsi. E non ripartire più».

FONTE: Giornale *Avvenire*, 4 aprile 2026. *Pace e bene. Il Signore è con te*.