


Annunciazione di Tiziano

L’Annunciazione dopo Tiziano (Verkündigung nach Tizian, 1973) di Gerhard Richter è una delle opere più significative del suo percorso, perché affronta una questione fondamentale: come confrontarsi con la grande tradizione della pittura sacra senza limitarsi a ripeterla.
Dopo un viaggio a Venezia nel 1972, Richter rimase profondamente colpito dall’Annunciazione di Tiziano Vecellio. Non copiò però direttamente il dipinto originale. Partendo da una semplice cartolina, realizzò una serie di cinque versioni nelle quali l’immagine rinascimentale viene progressivamente trasformata: le forme si dissolvono, i contorni perdono definizione, la scena si immerge in una vibrazione cromatica che oscilla tra figurazione e astrazione.
La forza di quest’opera risiede nel fatto che il soggetto sacro non viene né rifiutato né desacralizzato. Richter sembra piuttosto interrogarsi sulla possibilità stessa di rappresentare il mistero dell’Incarnazione nell’epoca contemporanea. La sfocatura non è un espediente formale, ma diventa un linguaggio capace di evocare ciò che sfugge allo sguardo e resiste a ogni tentativo di piena definizione.
In questo senso, Richter non si allontana da Tiziano: lo attraversa. Assume la tradizione come punto di partenza per dimostrare che i grandi temi dell’arte e della fede continuano a interrogare il presente. La tradizione non appare come un repertorio da conservare sotto vetro, ma come una realtà viva, aperta a nuove interpretazioni.
L’immagine sfocata diventa così una potente metafora del mistero: non un segno di perdita, ma il riconoscimento che vi sono realtà che nessuna immagine può esaurire. Proprio nell’incompletezza della visione, Richter sembra individuare uno spazio ancora possibile per il sacro nell’arte contemporanea.
Richter sembra incarnare l’intuizione attribuita a Mahler secondo cui la tradizione non consiste nell’adorare le ceneri del passato, ma nel custodirne il fuoco. Partendo da Tiziano, egli non replica un’immagine: ne riattiva l’energia, interrogandola alla luce delle inquietudini del presente.
Francesco Astiaso Garcia
