Il 2 ottobre 2026 Papa Leone XIV ha ricevuto in Udienza gli artisti e i curatori dell’incontro “L’arte della possibilità: tessere insieme”, promosso dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione.
Le parole del Santo Padre rappresentano un richiamo di particolare forza anche per l’Unione Cattolica Artisti Italiani, perché toccano il cuore stesso della sua missione: mettere in dialogo arte, fede e cultura e riconoscere nell’artista non soltanto un creatore di bellezza, ma un protagonista della vita culturale e spirituale del nostro tempo.
«La Chiesa ha bisogno di voi», afferma Leone XIV. È una frase che l’UCAI sente particolarmente propria. Da oltre ottant’anni l’Unione cerca infatti di costruire questo incontro, accompagnando gli artisti nella loro ricerca e offrendo alla Chiesa il contributo specifico dell’arte: la capacità di interrogare il presente, di dare forma all’invisibile, di custodire la memoria e, soprattutto, di riaprire nell’uomo lo spazio della domanda, della bellezza e della speranza.
In un tempo nel quale l’intelligenza artificiale e la cultura della velocità rischiano di appiattire lo sguardo e di confondere la creatività con la semplice produzione di immagini, il Papa affida agli artisti una responsabilità ancora più grande: custodire la scintilla dell’umano.
È precisamente in questa prospettiva che l’UCAI intende rinnovare oggi il proprio servizio: non limitarsi a promuovere l’arte sacra o a creare occasioni espositive, ma favorire una presenza dell’arte nella società capace di dialogare con il mondo contemporaneo, interrogandolo e contribuendo alla costruzione di una nuova cultura dell’umano.
Le parole di Leone XIV costituiscono dunque per l’UCAI un incoraggiamento e, insieme, una responsabilità: continuare a tessere relazioni tra artisti, Chiesa e cultura, perché la bellezza possa tornare a essere una delle strade attraverso cui l’uomo ritrova se stesso e si apre al trascendente.
Pubblichiamo di seguito il testo integrale del discorso del Santo Padre:
Buongiorno a tutti e benvenuti!
Eminenza, Eccellenze, cari fratelli e sorelle,
La prima parola che desidero dirvi è “grazie”. Grazie per la collaborazione che negli ultimi anni avete dato alla Santa Sede, in particolare per l’allestimento del Padiglione della Biennale di Venezia e per i progetti di arte contemporanea promossi dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione. Grazie per la fiducia con cui avete accettato di camminare accanto alla Chiesa, anche per vie nuove.
Penso, ad esempio, al Padiglione allestito nella Casa di reclusione femminile dell’isola della Giudecca, visitato da Papa Francesco. Chi lo ha attraversato sa che non si trattava di portare l’arte in carcere, ma di lasciare che il carcere, con la sua verità spesso rimossa, insegnasse qualcosa all’arte e a tutti noi. Perché «la persona umana è “degna” per il semplice fatto di esistere e di avere come fine l’eternità» (Incontro presso l’Accueil Notre-Dame, Lourdes, 27 settembre 2026), ed è sempre più grande della sua fragilità o dei suoi errori.
Mi ha colpito anche il motto, ispirato a Santa Ildegarda di Bingen, del Padiglione veneziano di quest’anno: «The Ear is the Eye of the Soul». In effetti, l’arte, come un’antenna, intercetta le grandi domande del cuore umano – a volte simili a un grido, più spesso a un sussurro – e le rende udibili, visibili, condivisibili.
Sant’Agostino ci ha lasciato una testimonianza immortale dell’inquietudine del cuore umano in cerca della verità. L’arte, quando è autentica, è animata da questa inquietudine. Perciò la Chiesa non ha mai considerato l’arte un accessorio. Per la Chiesa l’arte è un fondamentale luogo di ascolto, dove lasciarsi istruire sulle aspirazioni e sulle ferite dell’umanità, sulla sua sete di bellezza, di giustizia e di pace, sulla sua ricerca di senso.
Viviamo nell’epoca dei motori di ricerca, che in un secondo ci offrono migliaia di risposte. Ma essi, per quanto potenti, restituiscono ciò che già esiste, e tendono a darci ciò che già vogliamo. Nell’età della tecnica e del consumo il grande pericolo non è più soltanto la censura, ma l’appiattimento; non solo il silenzio imposto, ma il rumore che rende impossibile ascoltare. L’arte è un altro genere di “motore di ricerca”. Non procede per indicizzazione, ma per interrogazione. La sua domanda è un’attenzione tesa, che non si accontenta della mera somma dei fatti, perché non smette di scavare più in profondità, cercando la trama che li unisce. La vostra arte, quando resiste all’appiattimento, quando rallenta lo sguardo, quando costringe a sostare davanti a ciò che non si lascia consumare, è una forma di rigenerazione culturale e spirituale.
Papa San Paolo VI pronunciò parole che restano, per il rapporto della Chiesa con gli artisti, una pietra miliare: «Noi abbiamo bisogno di voi – disse –. Il nostro ministero ha bisogno della vostra collaborazione. Perché, come sapete, il nostro ministero è quello di predicare e di rendere accessibile e comprensibile, anzi commovente, il mondo dello spirito, dell’invisibile, dell’ineffabile, di Dio. E in questa operazione, che travasa il mondo invisibile in formule accessibili, intelligibili, voi siete maestri» (Omelia nella Messa con gli artisti, 7 maggio 1964).
Anch’io oggi vi dico: la Chiesa ha bisogno di voi. In modo particolare in quest’era dell’intelligenza artificiale, nel quale diventa urgente distinguere l’arte umana da ciò che viene prodotto dalle macchine. C’è una differenza ontologica, prima ancora che estetica, tra l’arte e ciò che una macchina può generare per calcolo statistico a partire da milioni di immagini altrui. Agli algoritmi manca la scintilla dell’umano. «La cultura e l’arte, quando sono autentiche, custodiscono questa scintilla» (Enc. Magnifica humanitas, 122).
Per tutto questo la Chiesa desidera rinnovare con gli artisti e con le istituzioni culturali un’alleanza: un’alleanza per custodire l’umano. Come ho avuto occasione di dire nella mia recente visita all’UNESCO: «Promuovere l’educazione, le scienze e la cultura è impossibile senza promuovere la vita dell’uomo e della donna, che ne sono protagonisti» (Discorso all’UNESCO, Parigi, 25 settembre 2026).
Cari artisti, cari curatori, sappiate che la Chiesa vi guarda con stima, con gratitudine e con speranza, che ha bisogno di voi, e che desidera camminare con voi, perché insieme possiamo custodire la magnifica umanità che ci è stata affidata.
Che Dio benedica tutti voi e il vostro lavoro! Grazie.
Leone XIV