Le parole di Papa Leone XIV sono per noi artisti dell’UCAI molto più di una riflessione: sono una chiamata e un mandato. La Chiesa ci affida una missione altissima, quella di far risplendere, attraverso l’arte, la bellezza che conduce a Dio.

«Nella nostra preghiera scopriamo perciò l’originario legame delle cose con Dio, creatore del cielo e della terra: Egli è l’artista che ha impresso il suo splendore nel cosmo. Creato a sua immagine, l’uomo corrisponde all’opera di Dio col proprio ingegno: è così che l’artista fa del talento una lode e della creatività la testimonianza del Creatore stesso. Appare evidente come l’arte e la bellezza siano eminenti canali di evangelizzazione.»

«Chi ricerca, chi cerca la verità, alla fine cerca Dio, incontrerà Dio, troverà Dio precisamente nella bellezza della creazione, in tante forme in cui Dio ha voluto mettere la sua impronta, in tutto quello che siamo noi, soprattutto come figli e figlie di Dio, creature fatte a sua immagine.»

Papa Leone XIV

In un tempo spesso segnato dalla superficialità e dallo smarrimento, siamo chiamati a testimoniare che la bellezza autentica non è un fine in sé, ma una via privilegiata verso la verità e, quindi, verso Dio. Come ci ricorda il Santo Padre, “chi ricerca, chi cerca la verità, alla fine cerca Dio” e lo incontrerà proprio nella bellezza della creazione e nell’impronta che il Creatore ha lasciato in ogni essere umano, fatto a sua immagine. Per questo ogni nostra opera può diventare un luogo di incontro, di contemplazione e di evangelizzazione. È questa la grande responsabilità e il meraviglioso privilegio della nostra vocazione: trasformare il talento in lode, la creatività in testimonianza e la bellezza in un ponte che accompagni il cuore dell’uomo verso Cristo.

Come Presidente nazionale dell’UCAI sento profondamente la responsabilità di far fruttare la fiducia che la Chiesa continua a riporre nel nostro carisma. È una fiducia che ci onora, ma soprattutto ci interpella. Ci chiede di essere artisti autentici e credibili, capaci di coniugare ricerca artistica e testimonianza cristiana, di costruire ponti con la cultura contemporanea e di mettere i nostri talenti al servizio dell’evangelizzazione.

Ma davanti a questa chiamata così grande dobbiamo lasciarci provocare: saremo davvero capaci di corrispondere alla missione che ci è affidata? Avremo il coraggio di guardare oltre la cura delle nostre iniziative, delle nostre mostre, dei nostri programmi, per diventare sempre più strumenti attraverso cui la Bellezza di Dio possa raggiungere il cuore degli uomini? Il rischio è quello di fermarci a custodire ciò che facciamo, dimenticando il motivo profondo per cui siamo stati chiamati.

Chiediamo allora al Signore la grazia di uscire da noi stessi, dai nostri piccoli orizzonti e dalle nostre sicurezze, per riscoprire ogni giorno la grandezza della vocazione ricevuta. Perché il talento che Dio ci ha donato non è soltanto qualcosa da esprimere, ma un dono da restituire; non una proprietà da custodire, ma un servizio da offrire affinché, attraverso la bellezza, il mondo possa intravedere la luce del Creatore.

Francesco Astiaso Garcia