A Casa Santa Marta resta la nostalgia della Parola

È quasi trascorsa una settimana dall’evento a Santa Marta, puntualmente trasmesso dal primo canale di Rai Tv, ogni mattina, alle 7.

L’appuntamento era la celebrazione della Messa presieduta da papa Francesco.

Dire che si sente la nostalgia del papa, che commenta il Vangelo e trasmette la parola di Dio, è dire poco.

Numerose persone, come dimostrano le “audiens” d’ascolto, senza dubbio sentono la mancanza di quelle parole, consegnate con la passione del pastore.

Egli si fa vicinanza a chi soffre, a chi attende espressioni di fede e di speranza e si mobilita nell’arte dell’amore.

Quelle di papa Bergoglio sono parole concrete, seminate per accostare i fedeli a vivere il catechismo e tracciare l’appartenenza alla Chiesa, che supera e sconfigge i drammi del coronavirus, dispensando serenità e pace allo spirito.

Invitando ogni mattina a stendere gli occhi verso Gesù eucaristico, l’unico in grado di vincere il male e trarre dalla fatica e dall’apprensione le condizioni di coloro che temono la morte.

Ci manca la solenne benedizione presentata con una misteriosa e mistica solennità e partecipata con l’espressione della vera testimonianza, che spiana ogni cosa.

Regala tanti “sogni”, alcuni già presenti nel cassetto, ma forse per disattenzione o superficiale abbandono, improvvisamente tornati in vita. E nuovi desideri di conversione.

Di mutamenti importanti, che rallegrano i brani quotidiani del proprio esistere, affidato esclusivamente a Dio.

Ci manca il sostegno quotidiano di una parola che testimoni lo stupore della salvezza. Ci resta in compenso l’immagine dell’ultima omelia ricordata durante la Messa in onore di san Giovanni Paolo II: “preghiera, vicinanza, giustizia unita alla misericordia”: ecco i tratti da conservare per essere santi.

G. Battista Gandolfo

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