Arte, Dialogo, Armonia

Il dialogo, illuminato dalla bellezza riesce con facilità a superare confini, chiusure e pregiudizi; perché come ci insegna la sapienza cinese, “due fiumi riflettono la stessa luna

 

Francesco Astiaso Garcia ©

 

 

L’arte, la bellezza, la musica costituiscono un linguaggio universale e condiviso, perciò rivestono un ruolo di fondamentale importanza nel favorire la sintonia tra persone e comunità di provenienze anche molto differenti. Dialogare significa costruire ponti, educare alla fraternità per superare muri e contrapposizioni sulla strada dello Spirito d’Assisi.

Le arti sono un canale privilegiato per portare questo messaggio fino al cuore della gente; Risvegliando il senso del trascendente è possibile favorire la cultura dell’incontro, la tutela del creato e la riscoperta della bellezza della dignità di ogni persona fuori qualsivoglia discriminazione.

Tutti gli artisti sanno bene che l’armonia non si trova nell’assenza di contrasti, si trova piuttosto nell’equilibrio di contrasti, la bellezza è unità nella differenza; Trovare questo equilibrio è un’arte perchè l’arte è relazione.

Quando dipingo mi rendo conto di quanto sia difficile armonizzare i colori, le linee e le forme della pittura; Se manca armonia il quadro è un caos senza bellezza, ogni elemento cerca di sopraffare l’altro, i colori si disturbano vicendevolmente; Quando invece riesco ad armonizzare i contrasti, ogni colore, mantenendo la propria identità, canta la meraviglia dell’altro, tutte le linea e tutte le forme si valorizzano reciprocamente e così appare la bellezza!

Cercare la bellezza dovrebbe essere il compito di ogni uomo, non solo degli artisti.

Papa Francesco parlando del Cinquecentenario della morte di Raffaello Sanzio, che si celebra quest’anno ci ha ricordato come il genio dell’artista sa comporre armonicamente materie grezze, colori e suoni diversi rendendoli parte di un’unica opera d’arte, così siamo tutti chiamati ad armonizzare le peculiarità dei vari popoli e Stati per edificare un mondo di giustizia e di pace, che è il bel quadro che vorremmo poter ammirare.

Lorenzo Milani così rispose al suo maestro di pittura Staude che gli chiedeva il motivo della sua scelta di lasciare l’arte per seguire Dio:

È tutta colpa tua – risponde il giovane Milani – tu mi hai parlato della necessità di cercare sempre l’essenziale, di eliminare i dettagli e di semplificare, di vedere le cose come un’unità dove ogni parte dipende dall’altra. A me non bastava fare tutto questo su un pezzo di carta. Non mi bastava cercare questi rapporti tra i colori. Ho voluto cercarli tra la mia vita e le persone del mondo. E ho preso un’altra strada.”

Abbiamo urgente bisogno di cuori ardenti e spiriti vivi, di artisti che sappiano parlare tutte le lingue di chi ascolta.

Il dialogo, illuminato dalla bellezza riesce con facilità a superare confini, chiusure e pregiudizi; perché come ci insegna la sapienza cinese, “due fiumi riflettono la stessa luna”, ma la luce riflessa in entrambi proviene dall’unico Sole, Cristo Risorto!

Noi cristiani non possiamo nascondere da dove prendiamo la luce ma dobbiamo farci “tutto a tutti” riconoscendo e incoraggiando le altre vie che cercano di svelare l’inesauribile mistero di Dio consapevoli del volto pluriforme della bellezza. Le differenze possono essere luogo d’incontro e non di esclusione, l’armonia esige le differenze ma quando si negozia l’identità non c’è più dialogo. E’ una sfida gigantesca per la pastorale della cultura, accompagnare gli uomini di buona volontà, la cui ragione ricerca la verità, basandosi su quelle ricche tradizioni culturali, come la millenaria saggezza cinese, e portare la loro ricerca del divino ad aprirsi alla Rivelazione del Dio vivente che, mediante la grazia dello Spirito, associa a sé l’uomo in Gesù Cristo, unico Redentore.

Saremo capaci di riconoscere i “semi del Verbo” nelle culture di ogni popolo? Ciascuna cultura rappresenta uno sforzo di riflessione sul mistero del mondo e in particolare dell’uomo ma nell’uomo è presente qualcosa che trascende le culture. La condizione umana è posta dunque tra due poli, l’universale e il particolare, tali poli genereranno una vitale tensione feconda se vissuti in modo armonioso ed equilibrato. Insegnare alle nuove generazioni a vivere la propria identità nella diversità è un compito prioritario dell’educazione alla cultura.  Il dialogo sempre comincia dall’ascolto, quanto è importante l’ascolto; Se non riconosciamo la nostra umanità negli altri, siamo condannati a ignorare la nostra! Contrariamente al nazionalismo portatore di disprezzo e avversione per altre nazioni e culture, il patriottismo è l’amore legittimo, privilegiato, ma non esclusivo, del proprio paese e della propria cultura, tanto lontano dal cosmopolitismo quanto dal nazionalismo culturale.

In un contesto culturale contraddistinto da derive fondamentaliste,  è oggi, quantomai attuale e vivo, l’invito che il 14 ottobre del 1986 San Giovanni Paolo II rivolse all’Ucai e agli artisti:

Auspico che la vostra arte contribuisca a celebrare la fraternità che unisce gli uomini e li raccolga in una sorta di ecumenismo culturale, il quale superi tutte le frontiere, le differenze e le divisioni. Vi esorto, altresì, a comunicare all’uomo contemporaneo la speranza che non muore“.

 

        Francesco Astiaso Garcia

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