L’UCAI e i segni dei tempi: con Papa Francesco per il Nuovo Patto Educativo Globale

Dopo 75 anni il nostro compito è sempre lo stesso, uniamo le forze affinché il nostro contributo sappia cogliere i segni dei tempi e risultare cosi credibile, concreto ed efficace per la promozione di una cultura resa feconda e vivificante dalla fede

 

 

Quest’anno l’Ucai celebrerà il 75° anniversario, settantacinque anni da quando San Paolo VI, dopo la seconda guerra mondiale, non ancora papa, invitò gli artisti ad associarsi per contribuire attivamente alla ricostruzione morale del paese, per riattivare le coscienze, rieducare alla bellezza e al senso della trascendenza. L’Ucai è da allora un’aggregazione laicale composta da artisti che operano in prima linea nei vari settori della cultura, ispirati dai valori del cristianesimo, alla luce del magistero della Chiesa.

L’Ucai cura i rapporti con quanti nel mondo delle arti lavorano al servizio della promozione della persona umana e si impegna per contribuire ad un sempre rinnovato impulso a favore dell’evangelizzazione della cultura e dell’inculturazione della fede.

L’U.C.A.I. per celebrare il suo 75° anniversario desidera accogliere il nuovo patto educativo, promosso recentemente dal Papa e scelto come argomento di interesse universale per l’evento stabilito nella giornata del 14 maggio 2020.

L’educazione è una dimensione trasversale che tocca tutti gli ambiti e le dimensioni della vita dell’uomo, perciò siamo convinti che l’Ucai, attraverso progetti concreti di Pace e di Bellezza possa dare il suo prezioso contributo a favore di un’alleanza basata sul dialogo con chi si sente corresponsabile dell’umanità e della creazione e desidera consegnare alle giovani generazioni una casa comune più solida e fraterna. Non a caso San Giovanni Paolo II, il 1 marzo 1986,  rivolgendosi proprio  agli artisti dell’Ucai disse:

gli artisti sono da enumerare tra i benefattori più grandi dell’umanità, tra gli operatori più efficaci della sua salvezza, perché alimentano il senso qualificante, essenziale dell’uomo, che è la sua spiritualità…La storia dell’arte, non è soltanto storia di opere, ma anche di uomini…gli artisti  rendono anche un servizio sociale qualificato a vantaggio del bene comune che contribuisce alla vita e alla rinascita di un popolo”.

Ne siamo certi, stiamo vivendo un kairos, è grande la sfida che ci offre il nostro mondo contemporaneo in continua trasformazione e attraversato da molteplici crisi; come ci ricorda Papa Francesco, “non stiamo vivendo oggi semplicemente un’epoca di cambiamenti, stiamo vivendo un cambio di epoca”, perciò tutti dobbiamo sentirci coinvolti in questa sfida epocale che è anche un’opportunità globale.

Si respira nel mondo un’aria di tensione, di competizione ed incomunicabilità che sfocia facilmente nell’ostilità e nello scontro. La conflittualità invade tutti i settori della società e sembra inasprirsi di giorno in giorno; dai singoli individui, alle relazioni intra-familiari, fino ad arrivare al rapporto tra gli Stati.

L’umanità ferita è alla ricerca della bellezza, perciò abbiamo bisogno di una comunicazione che sappia armonizzare voci distinte, una comunicazione rivolta alla riconciliazione, al dialogo, alla comprensione e al perdono.  Non possiamo rassegnarci alla voce di un mondo che grida e fa coincidere diversità e conflitto!

Stiamo vivendo tempi di crisi ecologiche, sociali, economiche ed umanitarie, ma sempre dalle ceneri della distruzione e del non senso sono sorte forze luminose, creative e cariche di nuova speranza!

L’arte, la bellezza, la musica costituiscono un linguaggio universale e condiviso, perciò rivestono un ruolo di fondamentale importanza nel favorire la sintonia tra persone e comunità di provenienze anche molto differenti. Il dialogo, illuminato dalla bellezza, riesce con facilità a superare confini, chiusure e pregiudizi; perché, come ci insegna la sapienza cinese, “due fiumi riflettono la stessa luna”, e noi sappiamo che la luce riflessa in entrambi proviene dall’unico Sole, Cristo Risorto!

Noi artisti cristiani non possiamo nascondere da dove prendiamo la luce ma dobbiamo farci “tutto a tutti” riconoscendo e incoraggiando le altre vie che cercano di svelare l’inesauribile mistero di Dio, consapevoli del volto pluriforme della bellezza. Le differenze possono essere luogo d’incontro e non di esclusione, l’armonia esige le differenze ma quando si negozia l’identità non c’è più dialogo. Saremo capaci di riconoscere i “semi del Verbo” nelle culture di ogni popolo senza svendere la nostra identità? Il dialogo sempre comincia dall’ascolto. Quanto è importante l’ascolto!

L’unione cattolica artisti italiani è fiduciosa di poter assistere e contribuire ad un nuovo risorgimento, una rinascita, una profetica rivoluzione culturale e spirituale dove comunicare e condividere bellezza sarà di prioritaria importanza per uscire dalla paura della storia. L’artista non può servire la bellezza in modo egocentrico e solitario, la comunità di artisti è indispensabile per superare le visioni individualistiche del mondo e della storia.

Sappiamo bene quale sia la bellezza che salva, noi cristiani abbiamo la certezza che la morte, il peccato e il male non sono l’ultima parola nella storia del mondo; Dio ha resuscitato suo Figlio Gesù Cristo, lui ha vinto la morte, ha vinto ogni nostra morte!

Gli uomini attendono impazienti la traduzione esistenziale del messaggio cristiano, una testimonianza fresca, gioiosa e credibile che vada oltre gli automatismi della fede e ci porti alla compassione e alla capacità di immedesimazione verso tutti gli uomini, specialmente verso coloro che abitano le periferie esistenziali; arte e cultura resterebbero altrimenti autoreferenziali e fine a sé stesse, lontane dalla vita della gente.

Le arti sono un canale privilegiato per portare il Vangelo fino al cuore della gente, la contemplazione della bellezza infatti tocca le corde più intime e più vere degli animi e porta con sé una forza trasformatrice e creatrice, una forza che attraverso la trasformazione del cuore e dello sguardo trasforma realmente anche il mondo; perciò crediamo nella necessità urgente di ritrovare uno sguardo contemplativo che ci permetta di vedere e di capire l’interdipendenza degli uomini e il loro comune destino.

Per fare questo abbiamo bisogno di artigiani di giustizia e pace, di paladini di bellezza e solidarietà, di poeti e profeti, capaci di sognare in grande con uno sguardo che sappia leggere nel profondo la sete degli uomini, e come un fiume sappia fecondare i deserti dei cuori; solo un uomo redento potrà vivere relazioni redente con gli altri uomini.

L’Ucai nasceva dopo la seconda guerra mondiale, per contribuire attivamente alla ricostruzione morale del paese, per riattivare le coscienze, rieducare alla bellezza e al senso della trascendenza.

Dopo 75 anni il nostro compito è sempre lo stesso, uniamo le forze affinché il nostro contributo sappia cogliere i segni dei tempi e risultare cosi credibile, concreto ed efficace per la promozione di una cultura resa feconda e vivificante dalla fede.

Oggi appare necessario “assumere con maggiore consapevolezza il rapporto fede e cultura”, saremo capaci di intercettare le domande di questo tempo e di proporre risposte originali e pertinenti?

La crisi del nostro tempo è spirituale, la risposta, allora, non può che essere spirituale e l’arte è un canale privilegiato dello Spirito, come diceva Paolo VI: “Ogni artista è in qualche cosa pontefice in senso etimologico, un facitore di ponti fra terra e cielo, fra qui e l’altrove“.

Certi che l’alleanza feconda tra il Vangelo e l’arte continuerà a suscitare sempre nuove epifanie di bellezza, vi auguro buon lavoro!

                                      Francesco Astiaso Garcia

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