CRISTO PANTOCRATOR MONREALE

 

LA BASILICA DI MONREALE

Costruita a partire dal 1174 per volere di Guglielmo II, , è famosa per i ricchi
mosaici bizantini che ne decorano l’interno. Dal 3 luglio 2015 fa parte
del Patrimonio dell’umanità (UNESCO) nell’ambito dell’Itinerario arabo-normanno
custodito a Palermo, a Cefalù e appunto a Monreale.
La costruzione terminò nel 1267: nata come abbazia benedettina, fu elevata in
seguito al rango di cattedrale.
La cattedrale di Santa Maria Nuova si trova nel centro storico di Monreale.
L’edificio rivisita il modello architettonico delle basiliche benedettine di
provenienza cluniacense. La facciata che si apre verso la piazza, è stretta fra
due torri campanarie mentre l’ingresso è preceduto dal portico in stile barocco:
al di sotto vi è il portale con un porta in bronzo opera di Bonanno Pisano e
risalente al 12° secolo.
Il vasto interno della cattedrale si presenta con una pianta a croce
latina con un transetto poco sporgente. Le tre navate, terminano ciascuna con
un’abside semicircolare, sono divise da colonne e capitelli antichi che sostengono
archi di tipo arabo. I soffitti sono a travature scoperte e dipinte nelle navate e
a stalattiti di tipo arabo nella crociera. Il pavimento, completato nel XVI
secolo è musivo, con dischi di porfido e granito e con
fasce marmoree intrecciate a linee spezzate. L’impianto iconografico
Buona parte della cattedrale è rivestita da mosaici di scuola bizantina a fondo oro,

eseguiti tra il XII e la metà del XIII secolo da maestranze in parte locali e in
parte veneziane, formatesi alla scuola bizantina. I mosaici che rivestono l’interno

del Duomo presentano caratteristiche stilistiche e decorative nuove rispetto al
passato nonostante le evidenti similitudini – sia a livello stilistico che iconografico –

con le decorazioni musive della Cappella Palatina di Palermo.

Obiettivo di Guglielmo II fu infatti quello di realizzare un complesso artistico senza
precedenti che potesse mostrare la magnificenza raggiunta dalla città durante il
periodo della dominazione normanna.
I mosaici che adornano il Duomo rappresentano prevalentemente le storie
dell’Antico e del Nuovo Testamento, comprendendo episodi biblici che vanno
dai sei giorni della creazione (Exameron) agli eventi narrati dall’Evangelista Luca
negli Atti degli Apostoli, messi in relazione con le figure di Pietro e di Paolo
rappresentati nelle absidi laterali.
Seguendo l’asse longitudinale della navata principale della Chiesa, è possibile
identificare le scene della Creazione che cominciano a destra con gli episodi legati
al Paradiso terrestre che si concludono con l’episodio della lotta di Giacobbe con
l’angelo a sinistra.
Nel transetto è invece rappresentata la vita di Cristo: il corpo centrale è
dedicato agli episodi della sua infanzia, mentre il braccio destro e quello sinistro
sono rispettivamente dedicati alla sua vita pubblica e alla sua Passione che si
estendono agli eventi dell’Ascensione e della Pentecoste.

Al termine della navata, lo sguardo dell’osservatore è inevitabilmente attirato
dall’immensa raffigurazione del Cristo Pantocratore che occupa interamente il
catino absidale che corona tutto l’impianto iconografico come vertice e culmine.

IL CRISTO: MESSAGGIO SPIRITUALE

il Cristo di Monreale che abbraccia tutte cose, trova come suo riferimento
compositivo la citazione di Massimo il confessore quando afferma che:
Pantocratore significa non soltanto il creatore, ma più propriamente colui che
creando abbraccia tutte le cose”. Questo significa nello stesso tempo che tutta
la creazione è sostenuta nel tempo da questo abbraccio, e che chiunque
resta in Cristo legato come il tralcio alla vite trova sostegno e vita.
Descrivendo l’immagine dall’alto verso il basso si possono notare le
particolarità dell’aureola segnata da una croce che contiene delle gemme
preziose. Qui la santità di Dio che si esprime nel cerchio, è contrassegnata
dalla vicenda storica di Gesù di Nazareth, che trova la sua espressione
conclusiva nella sua vita data per la vita del mondo.
In basso a sinistra osserviamo il braccio destro che si distende e si apre
nella mano benedicente: esso ha un movimento particolare espresso con un
segno grafico che ne accentua lo spostamento verso l’esterno. Nello stesso
tempo, però, la fascia del mantello che incrocia il braccio non presenta il
rigonfiamento che ci si aspetterebbe dal movimento del braccio stesso verso
l’esterno. Al contrario la fascia trasversale è stata disegnata con segni netti che
stringono e comprimono il braccio verso l’interno nell’intento di trattenerlo e
limitarne la forza. La rappresentazione indica quindi e paradossalmente, un
doppio movimento in cui il braccio tende ad uscire verso l’esterno mentre il
mantello, trattenendolo, lo spinge verso l’interno. L’idea manifestata è quella di
una forza straordinaria trattenuta e compressa con grande facilità. Attraverso
questo artificio artistico viene sottolineato così il paradosso: la natura divina,
nella sua forza onnipotente che “snuda la potenza del suo braccio” (Lc 1,51) si
accorda con la debolezza della natura umana del “mite e umile di cuore” (Mt
11,29), che esprime questa forza nella misericordia e nella benedizione.
Lo stesso dinamismo delle due mature possiamo osservare se fermiamo
l’attenzione sullo splendido volto con lo sguardo che lega la maestà e la
signorilità della divinità con la delicatezza e la remissività dell’umanità: tutti
questi particolari descrittivi concorrono appunto all’esplicitazione della
cristologia fissata già nel Concilio di Calcedonia nel V secolo, in cui si affermava
che Cristo congiunge in se senza confusione le due nature, divina e umana
nella sua unica Persona.
Da ultimo, di grande rilevanza, l’iscrizione del libro che riprende il testo
biblico di Gv 8.12:

“Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà

nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”

Scritto sulle due facciate in latino e in greco, esprime l’invito a non fermarsi
all’apparenza, ma a penetrare il mistero nascosto nella divino-umanità espresso
nella figura visibile di Gesù, che diventa principio di salvezza per coloro che
seguono e conformano a lui la propria volontà.
Più complessivamente l’equilibrio fra caratteristiche della natura umana e
divina che viene riscontrato singolarmente nella persona di Gesù viene descritto
attraverso la peculiare metafisica della luce (lumeggiatura) propria dei mosaici.

Se si osserva con attenzione si noterà presto che il mosaico non ha ombre e che la luce
sembra provenire dall’interno delle persone e degli oggetti piuttosto che
dall’esterno. Infatti la ricerca di questi artisti – teologi era precisamente quella
di rappresentare per quanto possibile, la modalità di compenetrazione delle due
nature in Cristo, che trova un’eco remota nella Scrittura: “Si trasfigurò davanti a
loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio della terra
potrebbe renderle così bianche” (Mc 9,2-3); “Non vi sarà più notte e non avranno più
bisogno di luce di lampada, né di luce di sole, perché il Signore li illuminerà” (Ap
22,5). La persona di Cristo esprime seppur misteriosamente il modo attraverso cui
la natura divina si accosta alla natura umana trasfigurandola dall’interno.
Lo sguardo avvolgente e benevolente, segnato dal dramma della passione
accoglie e raggiunge il visitatore della Basilica e lo raggiunge personalmente.
Chiunque abbia visitato la Basilica non può non avvertire il senso potente di questa
presenza che cerca un incontro con chiunque ne incroci lo sguardo.

Il Signore Gesù è qui il risorto e il vivente che guarda la sua creazione e “come un pastore egli
fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul seno e
conduce pian piano le pecore madri”. (Is 40,11)

Gianluca Busi

GUARDA I FILMATI:

Drone che vola su Monreale: https://www.youtube.com/watch?v=Pa_UIUGzSfc 

Conferenza su Monreale di Don Gianluca Busi: https://www.youtube.com/watch?v=ZaJBrG0LEmY