Dietro le quinte delle arti con Filippo Davoli

“Ma che significa Ciminiera? Un bel titolo, per carità, ma non trovo il nesso con una rivista culturale”. Mi aveva spiazzato. Perché a me i titoli vengono da dentro, così. Poi si tratta di conoscerli ritornando ad essi. Il coglierli è un atto successivo. Non il contrario. Non c’è niente che in arte nasca a tavolino perché uno lo vuole. Tutti noi siamo gli strumenti al servizio di qualcos’altro (o Qualcun altro) che ci chiama a dire e a dare (e a fare). A volte sì, anche se non ce ne va (ma ci tocca…) e a volte no (anche se vorremmo a tutti i costi, ma non c’è niente da fare). L’arte non è filosofia, non si origina dalla riflessione e dalla volontà. Non comincia da noi (anche se ci attraversa e si veste anche di noi). Anche se, senz’altro, per servirla come si deve (e come ci chiede) dobbiamo necessariamente affinare gli strumenti, perfezionare la trasmissione, imparare infine a sparire (che è la missione più ardua ma fondamentale) perché appaia nella sua più totale nudità (e autenticità). Altrimenti meglio tacere (o per meglio dire, stare in silenzio, in ascolto).

“Che significa Ciminiera? Credo voglia dire che c’è un laboratorio al cui interno molti lavorano fianco a fianco, con mansioni diverse. Può essere una fabbrica di mattoni o una distilleria, non importa. Dalla ciminiera che sovrasta il laboratorio esce un fumo denso che ognuno può vedere: quelli più vicini sapendo che è la distilleria (o la fabbrica di mattoni); quelli più lontani sospettando forse un incendio o una fabbrica di non si sa cosa, ma comunque vedendo il fumo. L’arte è questo fumo che rimanda ad altro, che funge da segnale, che permette una ricognizione. Non è importante che appaiano i lavoratori, l’importante è che appaia il fumo. E là dentro, gli uni con gli altri, si danno una mano (incontrandosi, dialogando, confrontandosi, etc.): questo sarà il compito della nostra rivista. Operare questo incontro tra voci diverse di campi diversi, a servizio di quel risultato di autenticità e in favore dell’onestà intellettuale di tutti.”

Mi era venuta proprio bene, la risposta. In effetti la rivista “Ciminiera” (che fondammo io e Giovanni Cara, ora ispanista a Padova) occupò i suoi anni di militanza a fare proprio questo che ho detto qui sopra. E mi rendo conto che se l’avessimo continuata a pubblicare oggi sarebbe un punto di riferimento importante, considerato quanti me ne parlino ancora con entusiasmo e malinconia.

Era una rivista di un’ottantina di pagine, in carta riciclata, dal formato anomalo (la lunghezza di una ciminiera) co un inserto di foto a colori al centro (una piccola personale di un pittore), foto di ciminiere di tutto il mondo, e poi poeti, musicisti, attori, registi, architetti, narratori, critici. Niente recensioni. Solo riflessioni o interviste. Era in vendite nelle librerie di tutta Italia (librerie, non edicole). Pretendeva un linguaggio semplice, fruibile da tutti, ma non per questo semplicistico o banale. Evitava come la peste l’autoreferenzialità. Non una rivista specialistica, insomma, ma di qualità alta senza dubbio.

Che c’entra questa introduzione oggi qui, nel sito nazionale dell’UCAI? C’entra, perché è quanto vorrei riproporre nella rubrica che mi è stata affidata, in cui mi piacerà proporre interviste (o interventi) sul backstage (il dietro le quinte, il “lavoro”, per così dire) di artisti, scrittori, musicisti, amici, del tempo di “Ciminiera” ma anche incontrati successivamente. Persone che hanno qualcosa da mettere in comune, qualcosa che può far bene a tutti.

Filippo Davoli

 

NOTIZIA BIO-BIBLIOGRAFICA

Filippo Davoli (1965) vive e lavora a Macerata.
In ambito poetico ha pubblicato: In epigrafe (1986), Mal d’auto (1990), Poemetti del contatto (1994), Alla luce della luce (Nuova Compagnia Editrice, Forlì, 1996 – Introduzione di Franco Loi), Un vizio di scrittura (Stamperia dell’arancio, Grottammare, 1998), Una bellissima storia (Stamperia dell’arancio, Grottammare, 2000), padano piceno(Gruppo Editoriale Domina, Civitanova Marche, 2003), Gli incendi (L’arcolaio, Forlì, 2008), Come all’origine dell’aria(L’arcolaio, Forlì, 2010 – invito alla lettura di Lucia Tancredi, Gianfranco Fabbri, Andrea Ponso), I destini partecipati (La Vita Felice, Milano, 2013 – vincitore del Premio “Città di Fabriano”), La luce, a volte (liberilibri, Macerata, 2016 – con una nota di Massimo Raffaeli), Dentro il meraviglioso istante (Carta Canta, Forlì, 2021 – introduzione di Giovanni Tesio), Tenerissimo amore (Industria&Letteratura, Massa, 2022 – introduzione di Daniele Mencarelli), In questa strana luce (Firenze Libri, 2023) e Dalle dense correnti (Firenze Libri, in corso di stampa – introduzione di Guido Garufi). ll meglio della sua vasta opera poetica è confluito nell’antologia Poesie 1986 – 2016(Transeuropa, 2018 – introduzione di Massimo Morasso). Finalista al Premio “Dario Bellezza” del 2001, è tra i vincitori del “Premio Montale” dello stesso anno per l’inedito, pubblicato col titolo 14 solitari in 7 poeti del Premio Montale (Crocetti, Milano, 2002 – introduzione di Maria Luisa Spaziani). È tradotto in Francia nell’antologia Filippo Davoli. Cinquante poésies – 1994-2003 (Editions Bénévent, 2007), a cura di Daniel Bellucci.

In ambito critico, ha fondato con l’ispanista Giovanni Cara – e diretto fino all’ultimo numero – la rivista cartacea di poesia narrativa musica arte teatro e cinema “Ciminiera” (2001-2006). Insieme a Guido Garufi ha inoltre curato il volume “In quel punto entra il vento”, dedicato alla ricezione della poesia di Remo Pagnanelli nelle nuove generazioni (Quodlibet Studio, 2008). Suoi interventi sono apparsi in varie riviste.

In ambito musicale, con Claudio Sanfilippo ha pubblicato il cd Avevamo un appuntamento (2015), in cui le canzoni di Sanfilippo dialogano con le poesie di Davoli lette da Neri Marcorè. Una sua poesia, sempre letta da Marcorè, è contenuta nell’album di Nek Il mio gioco preferito. Parte prima (2019); a un suo poemetto (letto nel disco dall’autore) è infine ispirata l’opera sperimentale in nove scene di Ludovico Peroni Il sognatoio, suonata dalla QRO Orchestra, diretta dal compositore e pubblicata in cd nel 2020. Il sognatoio ha vinto il Premio “Teatro Musica e Shoah” dell’Università di Roma Tor Vergata in collaborazione con il Centro Romano di Studi sull’Ebraismo.

Direttore editoriale della PMR Edizioni e già curatore della collana di saggistica “Backstage” per la casa editrice “Industria&Letteratura”, è compreso in antologie come “Il pensiero dominante. Poesia italiana 1970-2000” (Garzanti, 2001, a cura di Franco Loi e Davide Rondoni), “Trent’anni di poesia italiana e dintorni” (Book Editore, 2005 – a cura di Alberto Bertoni), “Sulla scia dei piovaschi. Poeti tra due millenni” (Archinto, 2015 – a cura di Davide Tartaglia e Edoardo Manuel Salvioni), “La poesia delle Marche. Il Novecento ed oltre” (Affinità elettive, 2021 – a cura di Guido Garufi).

Della sua scrittura si sono occupate diverse testate, tra cui “Sole 24 Ore – Domenica”, “Avvenire”, “La Stampa”, “Rai RadioUno”, Rai RadioTre”, “Il Tempo”, “L’Osservatore Romano”, nonché riviste come “America Oggi”, “Poesia”, “Istmi”, “Verso”, “Atelier” e “Pelagos”.