Il Beato Angelico: fra Giovanni da Fiesole, figlio dell’Ordine dei Predicatori.

 

Si narra che, dopo aver ammirato a lungo un’Annunciazione del Beato Angelico, Michelangelo avrebbe esclamato: “Bisogna … che quest’Huomo Santo, la vedesse così fatta in Paradiso, già che l’effigiò si bella”.[1]

Certamente, tutti i grandi artisti del passato ebbero una certa conoscenza delle realtà sante che rappresentavano nelle loro opere sacre, ma l’arte del Beato Angelico fu considerata, già dai suoi contemporanei, particolarmente ispirata, tanto da valergli l’epiteto di “Angelico”.

Le informazioni che abbiamo sulla vita di fra Giovanni sono scarse e frammentarie; sono le sue opere, così profondamente “teologiche”, che ci illustrano la santità della sua vita. La sua conoscenza ed esperienza delle cose divine deve essere stata molto profonda per poterle trasmettere in modo così ammirevole nelle sue opere.

Contemplando un’opera del Beato Angelico proviamo, infatti, una sorta di pace. Il fascino della sua pittura è ieratico, mai sensuale e ancora oggi ci offre un assaggio del Paradiso, così come lo provò Michelangelo, e questo assaggio del Paradiso, la migliore teologia ci insegna, è il frutto della grazia dell’unione con Dio, che già riceviamo su questa terra.

Se è vero che la grazia agisce in noi in modo misterioso, potremmo affermare che i dipinti di fra Giovanni ci aiutino ad aprirci a questa grazia, come può fare una bella predicazione, con la semplicità delle immagini, dirette ed accessibili a tutti.

In questo senso, fra Giovanni è davvero un figlio ed un fratello di San Domenico che, l’antifona a lui dedicata definisce Praedicator gratiae, ed anche un fratello di San Tommaso d’Aquino, le cui prediche erano sempre molto profonde, ma semplici ed accessibili.

Fra Giovanni da Fiesole è un figlio dell’Ordine dei Predicatori, perché è nella formazione teologica e nella vita religiosa domenicana che trovò le condizioni che permisero il fiorire della sua vocazione artistica, condizioni esplicitamente codificate nelle nostre costituzioni, quando affermano che l’Ordine deve favorire lo sviluppo dei talenti e dei carismi di ciascun fratello.

La celebrazione del Beato Angelico, Patrono universale degli artisti, ci esorta a riflettere sullo stato dell’arte, sulla sua essenza e sulla sua finalità, in qualche modo sempre orientata alla ricerca di Dio, come afferma Pio XII in un discorso pronunciato durante le celebrazioni per il quinto centenario del Beato Angelico:

È vero che all’arte, per essere tale, non è richiesta una esplicita missione etica o religiosa. Essa, come linguaggio estetico dello spirito umano, se questo rispecchia nella sua verità totale, o almeno non lo deforma positivamente, è già di per sé sacra e religiosa, in quanto cioè è interprete di un’opera di Dio; ma se anche il contenuto e le finalità saranno quelle che l’Angelico assegnò alla propria, allora assorgerà alla dignità quasi di ministro di Dio, riflettendone un maggior numero di perfezioni ”.[2]

 Riccardo Lufrani OP

 

[1] “Vedendo in Fiesole Michel Angelo Buonarroti una Annonciata di mano di lui, dopo haverla mirata, et rimirata un tempo: Bisogna, disse, che quest’Huomo Santo, la vedesse così fatta in Paradiso, già che l’effigiò si bella”, P. Piò O.P., Delle vite degli Huomini illustri di S. Domenico, Bologna, 1620, p. 415-416, cf. Ciappi, Luigi Maria, Armonia di arte e di vita nel Beato Angelico, Agnesostti, Viterbo, (senza data), p. 11.

[2] Pio XII, Discorso in occasione del cinquecentesimo anniversario della morte del Beato Angelico, mercoledì 20 aprile 1955, in Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, t. XVII, s. l. [Città del Vaticano], Tipografia Poliglotta Vaticana, s. d., pp. 37-46 (p. 46).

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