IL CRISTIANO CHE AMA LA TERRA

Figura 1

 

La Madonna dell’umiltà di San Pietro a Maiella in Napoli
La comunità cristiana annunzia e comunica la fede anche per mezzo
dell’arte, che è a servizio della pastorale, della teologia, della cultura e della
sua missione nel mondo. Ciò vale per ogni tipo di arte: la poesia, la musica
la danza, ecc. e, naturalmente, anche per l’arte figurativa, quell’esperienza
basata su una figura, cioè su un disegno, e tendente alla realizzazione di
un’immagine.
La Madonna dell’umiltà, che qui presentiamo, è dipinta su un
pilastro della chiesa di San Pietro a Maiella a Napoli (fig. 1), luogo
bellissimo, che ancora oggi nel suo complesso architettonico ospita il
celebre Conservatorio di Musica, risalente al Cinquecento: nomi di illustri
musicisti vi studiarono o vi insegnarono, da Cimarosa a Scarlatti, da
Paisiello a Spontini, da Pergolesi a Mercadante a Donizzetti.

L’affresco (fig. 2) risente di uno stile riconducibile globalmente
all’influsso di Giotto, che era giunto nella città del golfo su invito del re
Roberto d’Angiò probabilmente nel 1330. Il prestigio del grande pittore
fiorentino, preceduto anche dal maestro romano Pietro Cavallini, fu
enorme. Con loro e con i loro seguaci si diffonde anche nel sud Italia quel
“dolce stil novo” che, già vivace nel centro e nel nord della Penisola,
caratterizzerà una inedita stagione culturale e sociale, un «rinnovato
fermento creativo» come si esprime Rosario Pinto.
La Madonna dell’umiltà si ispira a un tipo di rappresentazione nel
quale la Vergine è colta nel momento in cui sta allattando Gesù bambino, la
cosiddetta Maria lactans, modello già testimoniato nello stile bizantino e
medievale. Questo tipo di raffigurazione riproduce una pagina del Vangelo
secondo Luca, nella quale appare una donna che a gran voce grida verso
Gesù: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!»
(Lc 11, 27). È un’esaltazione di Maria, una vera e propria beatitudine che si
aggiunge a quelle pronunziate da Gesù nel discorso della montagna.
È evidente, in un tale modello artistico, la forte sottolineatura della
maternità non solo nel momento del concepimento e del parto, ma nella
costante assistenza che Maria ha offerto al divin Figlio. Si sottolinea, nello
stesso momento, la profonda umiltà di Gesù Cristo: egli, che è Dio, ha
condiviso totalmente la nostra realtà umana, al punto che, come noi, ha
avuto bisogno del latte materno.

Ma proprio questo particolare, “come noi”, è in grado di suggerire
nuovi sviluppi per la vita cristiana e la produzione artistica. Precisamente
perché lui è come noi, a nostra volta possiamo affermare che noi siamo
come lui! Tutti sappiamo che, storicamente, quel bambino è Gesù. Ma,
2nella fede, in lui vediamo noi stessi. Lui, come ricorda il Concilio Vaticano
II, «si è unito in un certo modo ad ogni uomo» (Gaudium et spes, n 22).
Perciò ognuno di noi si riconosce nel suo volto. Si genera, così, un
movimento di identificazione tra Gesù e i credenti, in modo tale che
ognuno, rivolgendosi a Maria, potrà dirle: «O Madre santa, come hai
donato il latte del tuo seno a Gesù tuo Figlio, così dona anche a noi il latte
della grazia e della salvezza, perché anche noi siamo tuoi figli».
L’affresco di Napoli ci suggerisce con evidenza una tale preghiera.
Vi notiamo, infatti, come sia la Vergine che il Bambino rivolgano lo
sguardo verso l’osservatore, invitandolo a prendere parte a quella
comunione di amore materno e filiale e a condividerne i più profondi
significati. Il latte simboleggia una realtà onnicomprensiva, cioè la vita:
«Come hai alimentato l’esistenza terrena di Gesù, così mantienici nella vita
divina, custodisci in noi quella vita che il peccato cerca di distruggere,
ridonaci la vita quando ci vedi smarriti e disperati».
Ora, la grazia altro non è che la vita divina in noi. Vivere nella grazia
significa fare posto al Figlio di Dio nei nostri cuori. La Madonna sa bene
che a noi occorre soprattutto questo, cioè “la” grazia.
Ma c’è dell’altro.
L’affresco di San Pietro a Maiella, risalente al XVsecolo, appartiene
a quella stagione della cultura e dell’arte che segna il passaggio dal medio
evo al rinascimento. È il periodo nel quale l’attenzione degli intellettuali e
degli artisti si concentrò intensamente sul valore della natura. Si iniziò a
guardare alla natura non più come una realtà negativa e addirittura
demoniaca, ma come l’insieme delle creature di Dio, degno perciò di lode e
di ammirazione. È evidente, in questa nuova sensibilità verso il mondo
reale, l’influsso di San Francesco d’Assisi e della predicazione dei suoi
frati: nasce un nuovo linguaggio, nel quale fratello sole, sorella luna e
madre terra vengono proclamati specchio della gloria del Creatore. La
proposta spirituale prevalente fu non più la fuga “dal” mondo ma la fuga
“con” il mondo, verso il suo più autentico progresso.

Perciò, soprattutto a partire dal Quattrocento, il pensiero umanistico
e l’arte rinascimentale, a volte in polemica con l’impostazione dei secoli
precedenti, non si stancheranno di affermare la bellezza della natura, la
riscoperta della spazialità e della corporeità nel loro realismo, la fisicità
come fattore essenziale della realizzazione della persona umana.
Ora, il seno materno è, per definizione, il simbolo dell’amore di una
madre verso i suoi figli, di una cura particolare e sollecita nei confronti di
chi si trova in una situazione di fragilità e di necessità estrema. Perciò
Maria viene incontro a tutti i suoi figli per aiutarli e, nello stesso tempo, per
suscitare in loro il desiderio di aiutare gli altri e l’energia per costruire
3solidarietà in chi si trova nel bisogno, di compiere passi concreti di
vicinanza e di condivisione.

È questo il più alto aspetto dell’umiltà, parola
che deriva da humus, che significa terra. È quella «fedeltà alla terra» di cui
parlava il martire Dietrich Bonhoeffer, è quello «studiare, amare, servire» il
mondo come si esprime Paolo VI nel suo testamento spirituale. Perciò
Maria, nell’affresco di Napoli, abbandona il trono che occupa come regina
dell’universo e siede direttamente sul terreno.

Le prospettive che l’arte mariana apre sono praticamente infinite.
Essa ha manifestato lungo i secoli una straordinaria adattabilità alle epoche,
alle sensibilità, alle culture, agli ambienti.
Anche oggi un’azione ecclesiale e culturale attenta e aperta può
riproporre, con rinnovata gioia, anche antichi modelli in quanto
rappresentativi di idee e di valori. La fantasia e l’“innocenza” della
creatività artistica continuano ad essere un tesoro di orientamenti, in grado
di delineare agli uomini e alle donne del nostro tempo, immersi nello
sradicamento e tentati dal seducente sussurro dell’effimero, il volto di colei
che è la tota pulchra, Nostra Signora della Bellezza, che risplende
sull’umano cammino come segno di consolazione, artefice e testimone di
amore, educatrice all’altruismo e alla fratellanza.

Come Dio si prende cura di noi e assume la nostra condizione
umana, così noi siamo invitati a prenderci cura del mondo.
Il “prendersi cura” è l’essenza del cristianesimo.

Vincenzo Francia

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