Il Filo d’Arianna della Creatività

           “Viandante non c’è un cammino, il cammino si fa camminando”                 Francesco Astiaso Garcia ©

 

Il mondo intero ormai da mesi si trova prigioniero nel labirinto della pandemia, per quanto si moltiplichino sforzi e discussioni è facile ritrovarsi in un vicolo cieco, davanti ad un muro di impotenza e sconforto.

Nel suo ultimo libro, Papa Francesco ha ripreso da Jorge Luis Borges l’immagine molto suggestiva del labirinto per raccontare l’incubo della pandemia e la ricerca di una via di senso e di libertà.

Per uscirne, suggerisce Papa Francesco, è necessario seguire “il filo d’Arianna della creatività che i credenti leggono come opera dello Spirito che ci chiama fuori da noi stessi”.

Mi è piaciuta tanto questa immagine del filo d’Arianna della creatività perché chiama in causa gli artisti, i sognatori e i poeti. Grande cosa è la creatività, i bambini e i pazzi ne sono colmi e gli artisti ne fanno la loro vocazione. Fare arte significa immaginare l’impossibile, sognare mondi sconosciuti, varcare la soglia del reale e del tempo, entrare nell’oceano infinito della creatività alla ricerca del sesto continente.

In questo tempo il Papa ha pregato ripetutamente per gli artisti: “Il Signore ci dia la grazia della creatività”. “Questo è il tempo per trovare il coraggio di una nuova immaginazione del possibile con il realismo che solo il Vangelo può offrirci!”

L’arte non è un mestiere per chi sa dipingere o scolpire, l’arte è un mestiere per sognatori, per coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, e lo cambiano davvero! L’immaginazione è l’umile ma ostinata pretesa di poter cambiare le cose sognandole migliori.

Sono note le parole dello scrittore irlandese Gorge Bernard Shaw: C’è chi guarda alle cose come sono e si chiede “Perché?”. Io penso a come potrebbero essere e mi chiedo “Perché no!”.

L’artista si sa ha tanti difetti, ma una cosa è certa, non lo sentirete mai dire: Si fa così perché si è sempre fatto così! No questo non lo dirà mai. Il poeta è in attesa costante dell’imprevedibile, dell’arcobaleno di notte o di un corvo bianco. La sua capacità di visione può ribaltare completamente il nostro punto di vista e aprirci prospettive inimmaginabili capaci di infiammare il mondo e cambiare il corso della storia.

Quanta forza visionaria nelle parole di Steve Jobs: “Questo messaggio lo dedichiamo ai folli. A tutti coloro che vedono le cose in modo diverso. Potete citarli. Essere in disaccordo con loro, potete glorificarli o denigrarli, ma l’unica cosa che non potete fare è ignorarli. Perché riescono a cambiare le cose. E mentre qualcuno potrebbe definirli folli, noi ne vediamo il genio. Perché solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero!”.

Ci sono persone che hanno bisogno di un cammino battuto, un sentiero tracciato che indichi loro passo per passo la strada da seguire e pensano che solo seguendo punto per punto i manuali preconfezionati otterranno qualche risultato, come se ci fosse un’unica mappa ad indicare la strada.

Quanta bellezza nei versi di Machado: “Viandante sono le tue impronte la via e nulla più: Viandante non c’è un cammino, il cammino si fa camminando”.

Che differenza può esserci tra un pittore e un’artista? La stessa che c’è tra chi impara a fare la torta di mele e uno Chef.

Oggi necessitiamo più di ieri dell’arte e degli artisti, abbiamo bisogno di visioni che non si lascino rinchiudere da una logica dominante, dai differenti pensieri unici che se la prendono con il pensiero unico!

E allora con le parole di Justine Hurwitz:

“Brindiamo ai ribelli, ai pittori, e ai poeti, brindiamo ai folli che sognano, pazzi quanto possono sembrare; Brindiamo ai cuori che soffrono, un po’ di follia è la chiave per darci nuovi colori da vedere e chi sa dove ci porterà questo? Ecco perché avete bisogno di noi. Quindi brindiamo ai ribelli, ai pittori, e ai poeti!”

Francesco Astiaso Garcia

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