La Bellezza: Un Ponte tra Cultura e Fede

 “una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta,

non interamente pensata, non fedelmente vissuta

 

Francesco Astiaso Garcia ©

 

Il binomio fede-cultura rappresenta una costante nelle riflessioni di uomini di chiesa, pittori, musicisti, poeti e scienziati. Ho avuto discussioni e confronti molto interessanti sull’argomento con amici artisti, che non riconoscendosi in nessuna fede, si professano atei, ma allo stesso tempo sono spinti da una spasmodica ricerca nello scandagliare i misteri del mondo e della bellezza, sempre motivati da una sete di verità autentica ed inquieta!

La Costituzione «Gaudium et spes» del Concilio ecumenico Vaticano II sulla Chiesa nel mondo contemporaneo a tal proposito dice così:

…se la ricerca metodica di ogni disciplina procede in maniera veramente scientifica e secondo le norme morali, non sarà mai in reale contrasto con la fede, perché le realtà profane e le realtà della fede hanno origine dal medesimo Dio. Anzi, chi si sforza con umiltà e con perseveranza di scandagliare i segreti della realtà, anche senza che egli se ne avveda, viene come condotto dalla mano di Dio, il quale, mantenendo in esistenza tutte le cose, fa che siano quello che sono”.

 

Francesco Bacone amava ripetere: “poca scienza allontana da Dio, molta riconduce a Lui“, fede e scienza non saranno mai in reale contrasto.

Arte e cultura corrono sempre il rischio di rimanere autoreferenziali e fine a sé stesse, lontane dalla vita della gente, lontane dalla sete di verità e di pace; allo stesso tempo la fede non può limitarsi ad un’identità rassicurante rafforzata da “un imparaticcio di usi umani”:

Gli uomini attendono impazienti la traduzione esistenziale del messaggio cristiano, una testimonianza fresca, gioiosa e credibile che vada oltre gli automatismi della fede e ci porti alla compassione e alla capacità di immedesimazione verso tutti gli uomini, specialmente verso coloro che abitano le periferie esistenziali.

 

Il cardinale Bergoglio, riprendendo Wojtyla, disse: “una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta“.

 

L’umanesimo occidentale non ha impedito gli orrori di Auschwitz, non erano barbari quelli che ordinarono la Shoah, ma illuministi che avevano raccolto decine di Nobel. Significative a tal proposito le parole del saggista George Steiner:

Noi sappiamo che un uomo può leggere Goethe o Rilke la sera, che può suonare Bach e Schubert, e andare a fare la sua giornata di lavoro ad Auschwitz la mattina“. La cultura non salva l’uomo!

 

L’uomo è definito dalla sua tensione verso l’infinito e dal suo limite; Nei miei tormenti giovanili, caratterizzati dall’ansia costante di essere e creare, le parole che forse più mi hanno illuminato ed aiutato sono state quelle dell’Inno alla Carità di San Paolo Apostolo:

 

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli,

ma non avessi la carità,

sarei un bronzo risonante o un cembalo squillante.

Se avessi il dono della profezia

e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza

e avessi tutta la fede in modo da spostare le montagne,

ma non avessi la carità,

non sarei nulla…

 

La cultura può aiutarci a risvegliare la vita dello spirito, ma non è certo la cultura a salvare l’uomo! Per questo è importante dare impulso all’opera di evangelizzazione della cultura e di inculturazione della fede.

Nella mia personale esperienza d’artista è stato fondamentale il ruolo della bellezza come luogo d’incontro tra la cultura e la fede, per questo non posso che essere d’accordo con il filosofo Roger Scruton:


“La bellezza risveglia in noi la nostalgia di un’esistenza più perfetta.

La bellezza ci ricorda che alle nostre esistenze qualcosa manca, qualcosa che non è possibile colmare con l’abbondanza materiale

Non vi è ragione per pensare di doverlo abbandonare la via positiva della bellezza. Perché, allora, così tanti artisti si rifiutano oggi di camminare lungo quel sentiero? Forse perché sanno che conduce a Dio”.

 Francesco Astiaso Garcia

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