Laudato si’: Chiesa e natura vanno d’accordo

 

È iniziata la «Settimana Laudato si’», che terminerà domenica prossima. La pubblicazione della Lettera Enciclica, datata 24 maggio 2015, si deve a papa Francesco, che la scrive per approfondire il tema del rapporto Chiesa ed ecologia sulla cura della casa comune. Un argomento attuale in questo periodo di pandemia, giunto a proposito al termine del ritiro imposto dalla “quarantena”, durante la quale ci siamo accorti dell’intimo rapporto fra l’umanità e il creato. Entrambi chiamati a rafforzare l’impegno comune a cura dell’agire umano e della salvaguardia del creato.
La «Laudato si’» ha radici molto lontane. Il primo testimone sulla cura della casa comune è infatti san Francesco d’Assisi,  ripreso dai papi degli ultimi 50 anni. Già parla di dialogo necessario fra cattolici e gli “uomini di buona volontà”, san Giovanni XXIII, per difendere il mondo dal degrado dell’ambiente. Gli fa eco san Paolo VI, il quale accusa chi distruggere il creato attraverso lo «sfruttamento sconsiderato della natura» . Il pericolo, minaccia papa Montini, è quello di «una vera catastrofe ecologica», se non si capisce «l’urgenza e la necessità di un mutamento radicale nella condotta dell’umanità». San Giovanni Paolo II si occupa più volte del rapporto fra Chiesa e natura, tra essere umano ed ecologia. Sostiene persino che, per rispettare e proteggere  questi rapporti occorre mutare stili e modelli di vita, rispettare la persona umana e l’immensità  cosmica della natura. Il principio viene ripreso da Benedetto XVI, che riconosce le ferite causate dalla azione irresponsabile dell’uomo, che pensa di non avere più limiti, fino a mettere in discussione il rapporto fra spirito, volontà umana e natura.
Termina la carrellata sul rapporto “Chiesa ed ecologia”, papa Francesco, il quale affronta l’argomento con fare concreto e determinato. Una solidità copiata direttamente dall’esperienza di san Francesco d’Assisi, il quale lasciava alle erbe selvatiche uno spazio dell’orto affinché, contemplate, potessero lodare Dio. La consistenza della «Laudato si’» convince da come papa Francesco affronta i problemi dell’Amazzonia. Il suo è un modo di evangelizzare, ritenuto dono della Provvidenza  e teso in Cristo alla salvezza. La relazione tra “Chiesa e natura”,  si fonda sull’azione missionaria, che privilegia, oggi, al di là delle scelte passate,  nuove metodologie, fedeli all’annuncio evangelico ed orgogliose di esercitare un ruolo trasparente e profetico. Per rendersene conto è sufficiente leggere l’Esortazione apostolica post sinodale, «Querida Amazonia», che è inviata al popolo di Dio e a tutte le persone di buona volontà. La scelta della Amazzonia, con i nuovi cammini accolti dalla Chiesa e dall’ecologia integrale, è il primo, importante passo. Cattura le attenzioni del magistero sociale della Chiesa, che riconosce «la grandezza, la bellezza e l’urgenza della sfida». Si preoccupa «di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale», nella consapevolezza – scrive papa Francesco – che «il Creatore non ci abbandona, non fa mai marcia indietro nel suo progetto di amore, non si pente di averci creato».

G. Battista Gandolfo

 

 

 

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