Pio XII: il cinema si tinge di vita

 

Interessante e colmo di significato è sempre stato il rapporto fra Pio XII e il cinema. Forse non tutti sanno che papa Pacelli interpretò se stesso in “Pastor Angelicus” in una sorta di “docufiction”, nel 1942. Il film racconta una “giornata tipo” del pontefice, vissuta tra l’agire privato e i doveri pubblici. Notevole è pure il magistero apostolico, affidato a due discorsi decisi, nel 1955, in cui il Santo Padre tratteggia i formati e gli stili del “film ideale”, elogiandone l’aspetto sociale, capace – scrive Doario Edoardo Viganò – di «creare intorno a sé un campo di influsso ampio e profondo nel pensiero, nei costumi e nella vita dei Paesi ove esso esplica il suo potere fra le classi più umili, per le quali il cinema costituisce sovente l’unico svago dopo il lavoro e tra la gioventù».

 

A Pio XII non sfuggono «le enormi potenzialità comunicative dell’audiovisivo per raccontare la Chiesa e il mondo cattolico e legittimare il ruolo della Santa Sede nella comunità internazionale». Parla di “cinegiornali” ancora Viganò, che «rappresentano un unicum nell’ambito delle attualità cinematografiche che prodotte nella seconda metà degli anni Cinquanta non solo in Italia, ma in tutto il panorama internazionale. Realizzati tra il 1955 e il 1960, furono esclusivamente dedicati alla cronaca degli avvenimenti dei cattolici in tutto il mondo con una rubrica di fondo che si focalizzava sull’attività del papa e della Santa Sede».

 

Non a caso i contenuti dei cinegiornali sono tuttora ritenuti risorse inedite della Chiesa, che spiegano il complesso rapporto fra papato e mass media alla vigilia del Concilio Vaticano II e rappresentano ad oggi il più elaborato testo di magistero che un pontefice abbia mai dedicato al cinema. «Si modificano le modalità di presentazione della figura del pontefice – dichiara infine Viganò – tese a rafforzare le strategie già elaborate nell’immediato dopoguerra per i film sul papa e ad accreditare il pastore della Chiesa quale massima autorità morale e, come affermano alcuni storici, quale “cappellano dell’alleanza atlantica”. Queste strategie subiranno un significativo mutamento con l’avvento di Giovanni XXIII nel 1958. Inoltre, emerge chiaramente la complessiva trama geopolitica sottesa al progetto dei cinegiornali. Nel nome “Roma nel mondo” vi era già il programma d’intenti di questa operazione cinematografica: mostrare cioè l’universalità della Chiesa di Roma attraverso cronache di missioni, di predicazioni e celebrazioni tese a rendere evidente la diffusione dell’insegnamento cattolico». Divulgazione davvero globale, se si pensa al successo ottenuto non solo in Europa, ma in tutti i continenti.

[A cura di G.B. Gandolfo]