Ritratto della Vergine nell’affresco di Michelangelo

 

 

La figura di Maria, la Madre, è un soggetto quanto mai presente nell’arte del Buonarroti, ben visibile sia nelle tre Pietà, come nella Virgo lactans nelle Tombe Medicee, nei tondi marmorei giovanili, nella Madonna di Bruges, oltre che nei disegni e in opere pittoriche come il Tondo Doni e la tavola incompiuta del Seppellimento di Cristo. È una riprova di quanto il sentimento della maternità umana-divina di Maria fosse per l’artista una quasi necessità psicologica, oltre che un soggetto all’epoca certo ampiamente diffuso.

Maria per Michelangelo è “la” donna” ed in effetti egli la rappresenta con fattezze giovanili, di una bellezza ideale che trova una sua manifestazione nella Volta nello stupendo “ritratto” delle Sibilla Delfica, i cui lineamenti perfetti, chiari, trasparenti, richiamano quelli della Pietà Vaticana, della Madonna di Bruges e si ritrovano nella Vergine-Madre del Giudizio Finale, o meglio della Parusia, l’Avvento definitivo del Messia glorioso e della resurrezione della carne.

Nel vortice mosso dallo Spirito che fa ruotare cielo e terra in un “vento” soprannaturale sul fondo blu, metafisico di un cielo extratemporale – il Padre, puro spirito che vive nell’Eterno a cui tutta la creazione ritorna – l’umanità presente e passata attraversa il tempo e lo spazio intorno al Cristo-Apollo, dio della Nuova Luce e della Nuova Creazione. Tutto è immenso, dilatato, attraversato da un sentimento di gloria e di timore al suono degli angeli tubicini che squassano una dimensione che non esiste più se non nel ricordo. “Tutto è compiuto” grida la folla dei morti, dei risorgenti e dei risorti: tutto è “per sempre”. Nel cielo dove la festa impetuosa degli angeli-giovani porta i simboli della Passione amorosa, nella caverna sulfurea dove i demoni mostruosi- l’”eresia” della anti-bellezza – straziano nel fuoco rossastro una umanità “perduta”, sulla terra arida da cui sorgono larve che diventano persone che faticosamente salgono al Cristo.

 

Ma non è lui che le attira verso sé, Gigante luminoso, bello e tremendo. C’è una figura, piccola, rannicchiata sotto il braccio possente del Giovane biondo e del suo gesto deciso. È lei, la Madre, che raccolta, in punta di piedi, guarda verso gli “eletti” che salgono, alcuni aggrappati alla corona del rosario, altri “spinti” da “amici celesti” – la forza potente della comunione fraterna-, “volano” verso il sinus Christi che è “uno” con il Padre. Maria veglia, intercede -come a Cana ma qui senza parole, solo con la sua presenza -: lei è anche l’immagine della Chiesa, “porta del Cielo” che è Cristo. La Vergine infatti possiede i colori del cielo o meglio dell’aurora.

Maria è la Madre Vergine Aurorale”. Non è lei infatti a dare il Messia al mondo, non è lei la prima dei risorti dopo il Figlio? Michelangelo crea questa figura serpentinata, “accucciata” sotto a Cristo- “figlia del suo Figlio” e quindi giustamente di dimensioni minori – che tuttavia splende di rosa e di azzurro. Sono i colori di quando l’alba appare: rosa e poi azzurra nel cielo che si apre, Maria è l’alba della nuova creazione, perché è la nuova Eva.

Ma c’è un dettaglio in cui il pittore mostra una comprensione delicatissima del “mistero” di questa donna. Il volto di classica purezza è avvolto da un velo candido sopra una cuffia rosa, trattata con pennellate cangianti, trascoloranti in mezze-tinte di una bellezza rara: bianchi trasfigurati in grigi, rosa in bianchi, come avviene quando le nubi della notte – il peccato- si trasformano in chiarore e poi in un rosa di una dolcezza commovente. Maria è la rosa mistica, qui la Vergine- Madre riceve la sua “trasfigurazione” accanto al Figlio-Re già trasfigurato in rosso, viola e oro, anche questi colori dell’aurora, ossia del Nuovo Sole. Maria lo precede, è la prima luce dopo la quale si affaccerà il Sole di giustizia, ossia il Cristo. Piccola come il primo filo luminoso nel chiarore dell’alba, pronta ad aprirsi e ad aprire verso lo splendore del Cristo-Apollo-Sole eterno- Armonia.

E’ la divina Armonia del rapporto Madre-Figlio dunque il cuore della Epifania cosmica, l’Aurora che prepara l’abbagliante Cristo -Vita, davanti al quale tutto è sconvolto- deve essere sconvolto – tutto rinasce.

Mario Dal Bello