
Una costante del magistero di Benedetto XVI fu quella di insegnare che l’arte si dipana quale irradiamento della bellezza divina con cui l’artista contempla e serve Dio. Già da cardinale, durante il Messaggio al “Meeting di Rimini del 2002”, Joseph Ratzinger disse che «la bellezza è certamente conoscenza, una forma superiore di conoscenza poiché colpisce l’uomo con tutta la grandezza della verità. La vera conoscenza – insisteva ancora il Papa – è essere colpiti dal dardo della bellezza che ferisce l’uomo. L’essere colpiti e conquistati attraverso la bellezza di Cristo è conoscenza più reale e più profonda della mera deduzione razionale».
Eletto pontefice, il papa bavarese fin dall’inizio del suo pontificato confermò che la bellezza e l’amicizia hanno come punto di arrivo e di confronto Gesù stesso. «Non vi è niente di più bello – spiegò Benedetto XVI – che essere raggiunti, sorpresi dal Vangelo, da Cristo. Non vi è niente di più bello che conoscere Lui e comunicare agli altri l’amicizia con Lui».
Concetto questo che fu ripreso in occasione della presentazione del “Compendio del Catechismo della Chiesa cattolica”, quando affermò: «Immagine e parola s’illuminano così a vicenda. L’arte “parla” sempre, almeno implicitamente, del divino, della bellezza infinita di Dio, riflessa nell’Icona per eccellenza: Cristo Signore, Immagine del Dio invisibile. Le immagini sacre, con la loro bellezza, sono anch’esse annuncio evangelico ed esprimono lo splendore della verità cattolica, mostrando la suprema armonia tra il buono ed il bello, tra la “via veritatis” e la “via pulchritudinis”».
Benedetto XVI indicò agli artisti una “via della bellezza”, che, oltre a richiamare il valore di un cammino estetico importante, conduce anche all’istituzione di un valido percorso di fede e di ricerca teologica.
«Voi siete i custodi della bellezza – Siate perciò grati dei doni ricevuti e pienamente consapevoli della grande responsabilità di comunicare la bellezza, di far comunicare la bellezza, di far comunicare nella bellezza e attraverso la bellezza! Siate anche voi, attraverso la vostra arte, annunciatori e testimoni di speranza per l’umanità! E non abbiate paura di confrontarvi con la sorgente prima e ultima della bellezza, di dialogare con i credenti, con chi come voi si sentiva pellegrino nel mondo e nella storia verso la Bellezza infinita! La fede non toglieva nulla al vostro genio, alla vostra arte, anzi li esaltava e li nutriva, li incoraggiava a varcare la soglia e a contemplare con occhi affascinanti e commossi la meta ultima e definitiva, il sole senza tramonto che illuminava e faceva bello il presente».
[A cura di G.B. Gandolfo]
